La Brexit fa la sua prima vittima: Theresa May. Nessuno vuole un nuovo referendum

giovedì 23 Maggio 13:31 - di Giovanni Trotta

Il premier britannico Theresa May sarebbe pronta a rinunciare al voto sul suo “nuovo” accordo per la Brexit, in programma nella prima settimana di giugno. Secondo quanto riporta la stampa britannica, a seguito della rivolta innescata nel governo conservatore dalla promessa fatta dalla premier di un nuovo referendum, la May sarebbe disposta a riscrivere il testo della legge che incorpora l’accordo, il Withdrawal Agreement Bill. Nel frattempo, non cessano le voci di una possibile sfiducia della base parlamentare dei Tories nei confronti della premier. E a quanto pare Theresa May annuncerà domani le sue dimissioni, scrive il Times, riferendo che già nella serata di ieri la premier ha respinto il tentativo di costringerla ad abbandonare il suo incarico da parte dei settori del governo e del Partito conservatore contrari al nuovo piano per la Brexit. Tuttavia, personalità vicine alla May, scrive ancora il quotidiano britannico, ritengono che la premier annuncerà la sua uscita di scena dopo l’incontro di domani con Graham Brady, presidente del 1922 Committe, l’organismo del Partito conservatore che rappresenta i deputati senza incarichi di governo. In sostanza, la base parlamentare del partito. A far scattare la nuova rivolta all’interno del governo sono state le modifiche al piano per la Brexit annunciate dalla premier, in particolare la possibilità di indire un nuovo referendum. In polemica con la May si è dimessa dal governo nella tarda serata di ieri Andrea Leadsom, la responsabile dei rapporti con Parlamento, contraria al nuovo piano per l’uscita dalla Ue. In un tweet nella tarda serata di mercoledì, la Leadsom ha annunciato le proprie dimissioni con “grande rammarico e il cuore pesante”. In una lettera alla premier, la Leadsom ha spiegato di “non credere più che il nostro approccio realizzerà il risultato del referendum” del 2016. Downing Street ha riferito di una premier “contrariata” dalle dimissioni, ma che “rimane concentrata nel realizzare la Brexit per la quale la gente ha votato”. La May si trova ad affrontare una nuova rivolta interna al Partito conservatore, con ampi settori dell’ala euroscettica che chiedono apertamente le sue dimissioni. “Non si può andare avanti così. Non è nell’interesse nazionale”, ha detto alla Bbc Steve Baker, esponente di punta dell’European Researcg Group, il gruppo che raccoglie circa un’ottantina di deputati conservatori euroscettici, i cosiddetti Brexiteers. Ieri, il 1922 Committee, l’organismo del Partito conservatore che rappresenta i deputati senza incarichi di governo, si è riunito per valutare una modifica ai regolamenti interni, per poter indire un nuovo voto di sfiducia nei confronti della premier. May è già sopravvissuta a un voto di sfiducia lo scorso dicembre e, in base alle attuali regole, un nuovo voto non può essere chiesto prima di 12 mesi.

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