Immigrazione, blitz in Lombardia: 10 arresti. Vendevano permessi falsi ai cinesi

lunedì 6 maggio 14:51 - di Redazione

Una maxi operazione della polizia di Bergamo, denominata “’Yuan”’, ha sgominato un giro di affari dedito al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il blitz, che ha interessato la città e la provincia di Bergamo e le province di Milano e Novara, ha portato all’arresto di dieci persone, tra le quali alcuni pubblici ufficiali, ritenute responsabili, a vario titolo, di favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale, alterazione di documenti per determinare il rilascio di un titolo di soggiorno e plurimi episodi di corruzione.

Immigrazione clandestina cinese, il bltiz della Polizia

L’indagine è scaturita da una segnalazione dell’Ufficio Immigrazione alla squadra mobile dopo che un dipendente del ministero dell’Interno, e in servizio presso l’Archivio dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Bergamo, aveva richiesto la validazione di alcune pratiche di rinnovo di permessi di soggiorno, tutte di cittadini cinesi, consegnando certificati di residenza risultati contraffatti. Nel mirino sono finiti i titolari e collaboratori di due agenzie di Bergamo impegnati nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Le indagini hanno permesso di delineare il modus operandi dei titolari delle agenzie, che, con il concorso di volta in volta di loro collaboratori, dipendenti e appartenenti alla pubblica amministrazione, hanno «creato le condizioni per ottenere il nulla osta al ricongiungimento familiare ed il conseguente ingresso nel territorio dello Stato di numerosi cittadini cinesi privi di requisiti» sia attraverso la creazione di certificazione anagrafica contraffatta sia mediante la creazione di residenze e attività lavorative fittizie. I collaboratori, su precise indicazioni dei titolari delle agenzie, accompagnavano i clienti dalla stazione ferroviaria, dove erano arrivati, negli appartamenti di volta in volta appositamente reperiti e dove rimanevano giusto il tempo di far sì che il controllo di residenza del personale della polizia locale avesse esito positivo, per poi essere riaccompagnati nuovamente alla stazione di Bergamo. Tutto ciò consentiva poi ai cittadini cinesi di ottenere la certificazione amministrativa, certificati di residenza e di idoneità alloggiativa, utili a richiedere il nulla osta al ricongiungimento familiare di un parente. Dalle intercettazioni telefoniche è emerso che il costo pro capite di una pratica di ricongiungimento familiare si aggirava intorno ai 9.000 euro mentre il rinnovo del permesso di soggiorno intorno ai 3.000 euro, denaro che veniva generalmente incassato e poi spartito tra i vari collaboratori, interni ed esterni all’agenzia.

Business dei bengalesi: 5 arresti a Cagliari

A Cagliari, invece, un’operazione analoga ha disarticolato un gruppo criminale di matrice bengalese dedito al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Dalle prime luci dell’alba gli uomini della Polizia di stato di Cagliari, Squadra Mobile e Digos, hanno arrestato 4 bengalesi e un sardo appartenenti a un pericoloso sodalizio, in prevalenza di cittadini bengalesi, che favorivano la permanenza e l’ingresso illegale di loro connazionali attraverso l’elargizione di somme di denaro.

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