Il vero credo dei mestieranti antifascisti: a voi la camicia nera, a noi la carriera

martedì 14 maggio 12:23 - di Marzio Dalla Casta

A dar retta a tv e giornali, sembrerebbe che la politica italiana sia poco più di un disco rotto che da settant’anni e più ritma sgraziatamente il ritornello dello scontro perenne tra la fragile democrazia nata dalla Resistenza ed il fascismo eterno e mutante. E già detta così evoca più la trama di un’avvincente serie tv che un capitolo di storia patria. Ma tant’è, a meno che qualcuno non provi a spiegare come mai l’etichetta di “fascista” non se l’è trovata appiccicata solo Almirante, che pure non la disdegnava – anzi – ma anche un socialista come Craxi, un tycoon come Berlusconi e ora un leghista come Salvini. Finora, però, nessuno si è fatto avanti. E forse mai lo farà per la semplice ragione che sa bene che non riuscirebbe a convincere che mentecatti o gente in malafede. Già, perché è vero semmai il  contrario e cioè che di eterno e immutabile c’è solo chi ha bisogno dello spettro fascista per continuare a lucrare rendite di posizione. E chi tocca quei fili, muore. A Craxi infilarono camicia nera e stivaloni per aver affrancato i socialisti dall’egemonia comunista e poi per aver puntato alla repubblica presidenziale, sogno fino ad allora accarezzato solo dai missini. A Berlusconi toccarono invece piazze infuocate, girotondi, e inchieste giudiziarie a gò gò. La sua colpa? Aver sfilato dai baffi di Occhetto il primo governo post-Tangentopoli portandovi la destra fino ad allora esclusa. Infatti è il Cavaliere Nero. Oggi, infine, tocca a Salvini per il semplice fatto che acchiappa voti e non è di sinistra. Con questo po’ po’ di fatti incontestabili si capisce bene che il fascismo è una mera astrazione che esiste solo nelle teste di lorsignori. Perché è la parolina magica che dischiude loro le porte della celebrità, è l’«apriti, Sesamo!» dei nuovi ladroni: di storia, di memoria, di verità. Coi nomi di chi con l’antifascismo si è fatto una posizione che mai avrebbe altrimenti meritato ci si innalzerebbe un obelisco egizio. E non solo in politica, dove pure avrebbe un senso, ma in giornali, tv, scuole, università, cinema e teatro. È gente, questa, che il fascismo se lo sogna anche di notte. E non è un incubo, ma l’angelo custode della loro carriera. 

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