Il Salone del Libro di Torino usato persino per tappare la bocca all’interno della Rai

domenica 12 maggio 19:09 - di Il Cavaliere Nero 😎

La pazzia. Se il Salone del Libro serve a tappare la bocca persino a chi rappresenta la più grande azienda culturale del Paese, è davvero finita. Sigillo su ogni aspirazione alla libertà, ogni diritto alle opinioni, ogni forma di pluralismo.

Antifascismo caricaturale

Rai, Italia. C’è un consigliere di amministrazione, Giampaolo Rossi, che viene intervistato sull’incredibile querelle del Salone del Libro, dove sembra abbiano messo in custodia le pagliacciate antifasciste. Le domande gliele rivolge Il Primato Nazionale e questo fa inquietare le vestali della Resistenza all’intelligenza. Per Rossi, “stiamo vivendo un impazzimento generale del dibattito culturale e storiografico in Italia, dettato da una élite intellettuale sempre più arrogante e chiusa nella sua autoreferenzialità che non segue i cambiamenti in atto in Occidente. Per questa élite l’intolleranza è un bisogno essenziale per affermarsi. La presa di posizione di escludere una casa editrice dalla kermesse editoriale più importante in Italia è una posizione ideologica antistorica e soprattutto di chiara impostazione censoria. Altaforte produce analisi complesse, condivisibili e attuali e diffonde scritti di grandi intelligenze del ‘900. Quello che si è verificato è un atto di ottusità barbarica”. Aggiungendo che nell’anno di grazia 2019 “l’antifascismo è una caricatura paradossale” dei tempi che furono.

La censura dell’Usigrai…

Apriti cielo. “L’antifascismo è un valore. Ed è un pilastro della nostra Costituzione. Altro che ‘caricatura paradossale’! Le dichiarazioni di Giampaolo Rossi sono gravissime e incompatibili con il ruolo di consigliere di amministrazione della Rai. Per di più pronunciate sul sito Primato nazionale, sito vicino a CasaPound, per difendere l’editore che si è autoproclamato fascista”. Immancabile, a pronunciarsi in questi termini ridicoli, è l’esecutivo dell’Usigrai, il sindacato dei giornalisti pagati col canone degli italiani.
Siamo all’assurdo: persino chi rappresenta l’azienda che deve garantire il pluralismo dovrebbe tacitarsi nel nome dell’antifascismo.
Noi, invece, siamo solidali con Giampaolo Rossi e mandiamo al diavolo quattro smidollati che calpestano la parola libertà.

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