Grillo: «Salvini, ti prendo a calci». E lui: «Pensa a fare il comico»

giovedì 16 maggio 15:57 - di Niccolò Silvestri

Beppe Grillo colpisce ancora. A rimetterci, sempre Matteo Salvini, ormai bersaglio fisso (e per certi verso persino immobile) degli strali a Cinquestelle. Ma quelli lanciati dall’ayatollah del MoVimento fanno più male al vicepremier leghista perché usa il suo stesso lessico diretto e immediato. Ecco la sua prosa immortalata in un’intervista a “7“, il magazine del Corriere della Sera: «Ritengo le idee di Salvini allo stesso livello dei dialoghi di uno spaghetti western. Lo manderei a calci a fare il suo lavoro al Viminale… però siamo al governo, dobbiamo essere più consapevoli». E meno male che sono alleati. Figuriamoci che cosa sarebbero diventati quel «calci» nel sedere se Grillo fosse stato all’opposizione e Salvini al governo.

Grillo: «Sei un ministro da spaghetti western»

Ma Grillo sa che alcune battaglie leghiste sono popolari anche tra i suoi. Così torna ad attaccare il Pd sulla «mancetta elettorale da 80 euro a chi già lavorava», ottenuta dall’Ue in cambio dell’impegno «a trasformare l’Italia in un campo profughi. Adesso noi passiamo per razzisti… e no, questa è una tragica giostra, ma bisogna starci sopra fino in fondo!». In realtà, l’ex-comico si sente all’opposizione. Anche dei suoi. Ha deciso di ritornare in pista solo dopo che Di Maio ha smesso di fungere da junior partner di Salvini e di rispolverare alcune parole d’ordine del M5S delle origini. Tanto è vero che stronca i sogni di quanti, nel MoVimento, puntano ad una resa dei conti interna in caso di urne amare. Ma Grillo frena quando gli chiedono se «sfiducerà» Di Maio in caso di fiasco elettorale: «Quello che conta – dice – è non perderci, non la possibilità di perdere».

Il leader leghista: «Alla sicurezza penso io»

Intanto diventa un piccolo giallo anche la sua presenza al comizio romano di chiusura dei pentastellati. Il sottosegretario Crimi rivela che «di definito non c’è nulla». Forse un videomessaggio, poi – aggiunge – «non è detto che non ci sarà… Non credo sia una notizia che meriti di costruirci dietro chissà quali retroscena…». In un primo momento, Salvini aveva deciso di non fuoriuscire dalla «modalità zen» che si è imposto: «La mia parola vale – ha , ho firmato un impegno e un contratto e ho dato la mia parola agli italiani, anche se non nascondo che mi dispiacciono i ripetuti insulti di Di Maio, Grillo e M5S». Poi ha cambiato idea: «Grillo pensi a far ridere che alla sicurezza ci penso io».

 

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