Di Maio non si limita a ululare su Siri: «La castrazione chimica è una cavolata»

lunedì 6 maggio 11:02 - di Franco Bianchini

Non ci sono più dubbi, Di Maio vive con l’incubo di Salvini. O meglio, con l’incubo dei voti che il leader leghista gli sta scippando. E allora giù con le botte. Non gli basta spargere veleno sul caso Siri, ora attacca anche sulla castrazione chimica per i pedofili e gli stupratori. Sì, perché il 58% degli italiani è favorevole, come emerge da un sondaggio di Swg. E quindi è necessario dire che è una cavolata. Altrimenti quello lì prende consensi.

Lo scivolone sulla castrazione chimica

Arriva, puntuale come un orologio svizzero, l’attacco quotidiano a Salvini. «La castrazione chimica non era nel contratto di Governo», afferma Di Maio. «La Lega l’ha detto ai cittadini italiani che la loro norma prevede la castrazione chimica volontaria? Cioè se io ho violentato una donna per farmi castrare chimicamente devo essere consenziente? Una castrazione vista così mi sembra un po’ una presa in giro», dice a mo’ di spot propagandistico il vicepremier pentastellato al Gr1.

Di Maio finge di non sapere che non si tratta di preistoria

A Di Maio aveva già replicato, nelle scorse settimane, il ministro Giulia Bongiorno, puntualizzando che la castrazione chimica non è «qualcosa di preistorico» ma «un sistema all’avanguardia. Si tratta «di un trattamento terapeutico che noi vorremmo volontario, reversibile e con il consenso informato del soggetto. Limita la libido ed è già applicata altrove».  La castrazione chimica è un intervento che porta alla riduzione della libido, della pulsione e della funzionalità sessuale operata grazie all’uso di opportuni farmaci (generalmente farmaci che agiscono a livello ormonale o psicofarmaci).

L’attacco quotidiano sul caso Siri

Ma l’attacco quotidiano non si limita a questo. Di Maio non può fare a meno di parlare del caso Siri, diventato un suo cavallo di battaglia: «Penso che sia la cosa che più fa arrabbiare gli italiani da 20 anni. La cosa importante in questo momento è rimuovere quel sottosegretario che, secondo me, getta ombre su tutto il governo. Io non credo che si debba arrivare al voto, ma la spaccatura è già evidente, che vede sulla corruzione delle sensibilità differenti. Ma il contratto di governo ha ancora da attuare un sacco di leggi importanti, a meno che non sia la Lega a chiedere una crisi di governo dopo un eventuale voto in Consiglio dei ministri».

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