Da domani a Milano la festa della droga libera. Favorita dall’inerzia istituzionale

giovedì 2 maggio 9:25 - di Francesco Storace

Ci manca solo lo starter. E poi, da domani, via alla festa della droga libera autodafé. A Milano, venghino signori al gran bazar della cannabis, tre giorni per gustare la foglia che fa male ai nostri figli.
Apre l’International Cannabis Expo, pubblicizzato con tanto di manifesti che sono serviti a svegliare –  poi tornato a russare – persino il sindaco Sala, che ritraggono proprio la classica foglia di marijuana con l’ipocrita scritta “io non sono una droga”. Questa specie di festival durerà tre giorni, fino a domenica, e tra le sue celebrità ospiterà Frenchy Cannoli, universalmente noto come il guru dell’hashish. Delizierà il pubblico con le sue lezioncine sulla droga libera.
I produttori di canapa dicono lasciateci lavorare. Noi vorremmo dire lasciate vivere i nostri figli senza illusioni e senza droghe. Ma loro no, rivendicano il cosiddetto uso terapeutico della cannabis. Peccato che pubblicizzino l’evento proprio con quella foglia: e chi potrà più raccontare che non è legale farne uso?

L’allarme di Fdi e Fi

Eppure non si è mosso solo il comune di Milano, anche se esclusivamente per il manifesto. Salvini, ministro dell’interno di un governo che ha nell’esecutivo un suo collega per la lotta alle droghe come Fontana, dice che un negozio su due tra quelli che vengono canapa si rivela “centro di spaccio”. E allora perché consentire questa specie di kermesse che inneggia all’uso della cannabis? Solo perché i Cinquestelle minacciano anche su questo fuoco e fiamme, come ha dimostrato il recente, durissimo attacco al ministro da parte del deputato grillino Mantero?
Fratelli d’Italia con Meloni, Rampelli e la deputata Bellucci hanno sollevato a più riprese la pericolosità dell’evento che si apre domani nel capoluogo lombardo. Analoghe prese di posizione sono venute da Forza Italia con Gelmini e Gasparri.

Troppi no dal governo

Perché allora si può svolgere una manifestazione che vede la preoccupazione di basta parte dell’associazionismo antidroga? Siamo alla propaganda aperta della droga libera in un paese come l’Italia, terza in Europa per consumo di cannabis e quarta per la cocaina. Soprattutto tra i ragazzi sta dilagando l’assunzione di stupefacenti e non ci possiamo certo permettere il lusso di veder crescere generazioni di tossicodipendenti senza ostacolare una tendenza che rovina la gioventù.
Proprio l’on. Bellucci ha messo in fila i no del governo alle denunce dell’opposizione: “No a un piano di lotta alla droga; no alla reintroduzione e finanziamento del fondo nazionale di lotta alla droga; no alla convocazione della Conferenza Nazionale sulle Politiche Antidroga. E ancora no alla ricostituzione della Consulta degli esperti e degli operatori del settore; no alla presentazione al Parlamento della Relaziona annuale sullo stato delle tossicodipendenze, entro giugno; no alla chiusura dei cannabis shop, veri luoghi di spaccio legalizzato e a basso costo”.
Basterebbe ascoltare la voce dei più esperti operatori di polizia nella lotta alla droga, a partire da un questore di assoluto rispetto come quello di Macerata, Antonio Pignataro: “La cannabis light non esiste e negozi che vendono tali sostanze, per legge, dovrebbero essere tutti chiusi”.
Ma a quanto pare ce li dobbiamo tenere. Perché regna ancora la cultura del diritto a drogarsi. Che da domani fa festa a Milano. Con l’inerzia e la tolleranza delle istituzioni.

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