Capaci, l’Orlando spudorato: da accusatore di Falcone a suo finto paladino

venerdì 24 maggio 16:39 - di Francesca De Ambra

Se c’è uno che davvero non ha titolo per esibire i gradi del capoclasse e segnare alla lavagna i nomi dei buoni e dei cattivi nel giorno che si ricorda la strage di Capaci, quell’uno è Leoluca Orlando Cascio. Perché se c’è uno che ha alacremente contribuito alla sconfitta del giudice Falcone mentre questi era impegnato a combattere i Corleonesi ormai padroni della mafia in Sicilia dopo la mattanza delle vecchie famiglie palermitane, quest’uno è proprio l’ineffabile sindaco di Palermo. Desta perciò un sentimento di sincera repulsione ritrovarselo ora a ciglio umido sottobraccio alla nutrita schiera degli “amici di Giovanni“. L’Italia è abituata ai sequestri di memoria e la Sicilia è l’isola di Pirandello. Nulla di strano, allora, se il furioso detrattore di ieri diventa l’implacabile censore di oggi. Più furbo di un branco di volpi, Orlando Cascio ha colto al volo la presenza di Matteo Salvini alla commemorazione di Falcone per disertare polemicamente la cerimonia. Un minimo di decoro istituzionale gli avrebbe dovuto ricordare che la presenza del ministro dell’Interno ad una manifestazione in cui, oltre al giudice a sua moglie Francesca Morvillo, si ricordano anche tre poliziotti morti, è un atto dovuto. In una nazione normale ne sarebbe stata notata l’assenza, non stigmatizzata la presenza. Ma tant’è, Orlando Cascio ha bisogno di far passare i cavalleria le sue feroci invettive contro Falcone: dall’accusa di «lasciar dormire» nei cassetti della Procura palermitana le indagini sui cadaveri eccellenti ai dubbi seminati a piene mani sulla natura mafiosa del fallito attentato dell’Addaura, fino a culminare in un’opera di irresponsabile delegittimazione quando Falcone andò a dirigere gli Affari penali del ministero della Giustizia su proposta dell’allora guardasigilli Claudio Martelli. Per Orlando Cascio fu la prova del “tradimento”. Per Totò Riina la certezza che a Roma quel magistrato era ancor più pericoloso per Cosa nostra. Infatti, lo fece saltare per aria. Questa, piaccia o non all’antimafia di professione, è la verità. Da non dimenticare.

Commenti

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  • Francesco Ciccarelli 24 maggio 2019

    Orlando fece di peggio: fu ospite di Santoro in tv e accusò pubblicamente un ufficiale dei Carabinieri di associazione mafiosa. La gogna televisiva, purtroppo, funzionò: il militare fu sospettato dai suoi superiori e si suicidò poco dopo. Nessuno degli sciacalli mostrò un minimo di rimorso!

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