Di Maio fallisce ancora: Whirlpool chiude a Napoli. 430 famiglie per strada

venerdì 31 maggio 15:28 - di Federica Parbuoni

Schiaffo della Whirlpool ai lavoratori e al governo italiano: l’azienda ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Napoli. Una comunicazione arrivata a sorpresa mentre era in corso l’incontro con i sindacati per fare il punto sull’accordo dello scorso ottobre, che prevedeva invece la garanzia di investimenti mirati per tutti i siti Whirlpool per tre anni fino al 2021. A rischio ci sono 430 famiglie, tante quanti i lavoratori il cui futuro ora diventa quanto mai incerto.

Sindacati sul piede di guerra

Dopo l’annuncio l’incontro è stato sospeso e i lavoratori dello stabilimento di Varese hanno immediatamente proclamato uno sciopero spontaneo in segno di solidarietà per i colleghi napoletani. Dopo oltre due ore, poi, è arrivata la convocazione di un tavolo di crisi da parte del ministero dello Sviluppo economico, al quale discutere la situazione occupazionale e produttiva dell’azienda. La data è stata fissata per il 4 giugno. I sindacati, Ugl in testa, avevano chiesto al ministero un incontro immediato, «per evitare il disimpegno della multinazionale degli elettrodomestici con la vendita il sito», ha spiegato il segretario generale Ugl-Metalmeccanici, Antonio Spera, proclamando «unitariamente alle altre sigle sindacali lo stato di agitazione dei lavoratori di in tutti gli stabilimenti del Gruppo».

Whirlpool ignora l’accordo con Di Maio

«All’incontro convocato per il giorno martedì 4 giugno presso il ministero dello Sviluppo economico, diamo per scontato che il governo chieda a Whirlpool di rispettare l’accordo sottoscritto il 25 ottobre 2018 in sede istituzionale, non solo per elementari esigenze di tutela dei lavoratori, ma anche perché di quell’accordo fu sottoscrittore anche lo stesso ministro», hanno spiegato i sindacati, aggiungendo poi che «subito dopo l’annuncio da parte di Whirlpool della decisione di chiudere Napoli, una delegazione sindacale si è recata al Mise, per chiarire la gravità della situazione e ottenere la convocazione del tavolo». «Assemblee e scioperi – hanno concluso i sindacati – sono stati indetti in tutti gli stabilimenti del gruppo. Qualsiasi ipotesi di modifica del piano e di chiusura di stabilimenti è per noi inaccettabile».

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