“Salva Roma”, botte in Cdm: «Non siamo passacarte», «Volete solo salvare la Raggi»

mercoledì 24 aprile 10:09 - di Guglielmo Federici

È finita con una lite tra Conte e Salvini e il caos più totale l’approvazione, in Cdm, del decreto Salva Roma, una delle misure contenute nel decreto Crescita, di cui sono stati stralciati i commi 2, 3, 4, 5, 6 e approvati solo il primo e il settimo. Ora la palla passa al Parlamento, che dovrà decidere sulle sorti del provvedimento, nato con l’obiettivo di evitare la crisi di liquidità della gestione commissariale.

Il ring del Salva Roma

La riunione – uno dei Consigli dei ministri più tesi della storia gialloverde-  vede il vicepremier Matteo Salvini ottenere quanto aveva annunciato prima del Cdm alle telecamere: lo stralcio di gran parte della norma Salva Roma dal decreto crescita, in particolare dei commi 2,3,4,5 e 6. Ma le scorie della riunione non finiscono qui. Il M5S perde in Cdm ma annuncia battaglia in sede di conversione di legge del decreto e avverte il leader della Lega che non farà sconti sulla vicenda Siri. La mossa del leader della Lega di annunciare lo stralcio del Salva Roma ai cronisti davanti Palazzo Chigi prima del Cdm aveva fatto andare su tutte le furie il premier Giuseppe Conte. «Non siamo tuoi passacarte», avrebbe detto il capo del governo a Salvini invitandolo ad avere rispetto per l’organo collegiale di governo.

«La Lega è soddisfatta, i debiti della Raggi non saranno pagati da tutti gli italiani ma restano in carico al sindaco», ha esultato Salvini. «La norma è stata approvata a metà, con i commi 1 e 7. È un punto di partenza, sul resto decideranno le Camere», replicano fonti di governo M5S. Mentre, dal Campidoglio, la reazione allo stralcio della norma è secca. Se la norma alla fine non passasse Lega avrebbe fatto un dispetto a tutti i romani, sarebbe stato lo sfogo della sindaca Virginia Raggi ai suoi.

Ma cos’è il Salva Roma e perché il governo continua a litigare? Il Salva Roma è una misura contenuta nel dl Crescita che alleggerirebbe parzialmente la Capitale dal debito-monstre di circa 12 miliardi di euro, accumulato durante gli anni, con lo Stato che contribuirebbe a pagare gli interessi del debito. La norma prevede che entro il 2021 si metta fine alla gestione commissariale, una struttura che fa capo al governo e che detiene il debito accumulato fino al 2008 dal Campidoglio. Per ripagare il debito storico ogni anno lo Stato eroga un contributo di 300 milioni di euro mentre 200 milioni vengono ricavati dal Comune dall’addizionale Irpef e da una tassa sui voli che partono dagli aeroporti romani. A gestire questi soldi dal 2009 è un commissario. Con il Salva Roma verrebbe chiusa la gestione commissariale, il debito commerciale passerebbe al Comune e quello finanziario, il maxi-bond da 1,4 miliardi, passerebbe al ministero del Tesoro. Dalle opposizioni replicano: «Uno schiaffo ai romani».

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