Primavalle, «I Mattei e Mantakas furono le prove del fuoco per entrare nelle Br»

martedì 16 aprile 16:22 - di Annamaria Gravino
fratelli mattei

Sono passati ormai 46 anni dall’omicidio di Virgilio e Stefano Mattei. Furono uccisi a 22 e 10 anni, il 16 aprile 1973, da un commando di Potere operaio che appiccò il fuoco alla loro casa di Primavalle, il quartiere in cui il padre, Mario, era segretario del Msi. I tre assassini, Achille Lollo, Marino Clavo e Manlio Grillo non hanno mai pagato per quel delitto, prima dandosi alla latitanza e poi giovandosi degli effetti di una sentenza vergognosa che derubricò quella strage a omicidio colposo, aprendo la strada a una prescrizione che non sarebbe mai dovuta arrivare. Eppure, già all’epoca, esistevano tutti gli elementi per capire che quell’omicidio non era la “bravata” finita male di tre teste calde di Potere operaio, ma molto di più. Era già tutto in un libro inchiesta scritto dai giornalisti del Secolo d’Italia Gianni Amati e Roberto Rosseti: Da Primavalle a via Ottaviano. Il volume ricostruiva il filo rosso che univa l’assassinio dei fratelli Mattei a quello di Mikis Mantakas, studente greco militante del Fuan, ucciso il 28 febbraio 1975 proprio nei giorni in cui si apriva il processo sul rogo di Primavalle e rimasto a sua volta senza giustizia. Il quel libro c’erano nomi, circostanze, legami che avrebbero consentito, se letti con accortezza, di comprendere la reale portata dei due delitti, di giudicare i colpevoli per il loro profondo e abominevole intento criminale, di capire perfino in anticipo quella che sarebbe stata la stagione di sangue delle Br. «Potevano controllare. Non hanno voluto o non hanno saputo, certamente non l’hanno fatto», commenta oggi Rosseti, che ha ripreso in mano quel volume, aggiornandolo con «tutto quello che non è stato fatto dal 1975 a oggi per assicurare i colpevoli alla giustizia» e aggiungendo al titolo una frase che registra gli effetti di quelle mancanze: Da Primavalle a via Ottaviano. Uccisi due volte (Pagine, collana “I libri del Borghese”).

Degli omicidi, delle vicende giudiziarie, del modo in cui gli assassini se la sono cavata si sa già molto. Cosa può aggiungere questo libro?

È vero, di queste due vicende si sa tutto, non ci sono più lati oscuri. Ma questo non significa che siano state comprese fino in fondo. Intanto c’è una questione morale: da parte dei responsabili non c’è mai stato un atto di pentimento. Achille Lollo ha iniziato a parlare di Primavalle solo nel 2006, quando ormai era al sicuro e non poteva più finire in carcere. Si permise perfino di dire che Virgilio Mattei era morto perché aveva voluto fare l’eroe, altrimenti si sarebbe potuto salvare (Virgilio avrebbe potuto tentare la fuga dalle fiamme, ma rimase con il fratellino per il quale non c’era più nulla da fare, condividendone la fine per non lasciarlo solo, ndr). Le vittime sono state uccise due volte e questa gente è due volte condannabile.

Lei però non investiga solo gli aspetti morali di quelle vicende.

No, nella prima parte del libro ricostruisco tutto quello che è accaduto dopo, fino al 19 gennaio di quest’anno, con le interviste di Lojacono a TeleTicino e alle Iene.

E…

E sarebbe bastato che la magistratura e le forze dell’ordine leggessero quello che scrivemmo già nel 1975. Che avessero sfogliato le pagine finali del primo libro. Noi avevamo messo in fila gli episodi di violenza e gli arrestati a partire dal 1971: c’erano Lollo, Lojacono, Faranda, Morucci, Spinelli, Virno, Gaeta. Fra quei nomi la magistratura avrebbe trovato quelli che poi sarebbero diventati la colonna portante delle Br a Roma.

Lei è convinto che il rogo di Primavalle non sia stato un episodio isolato, dovuto all’iniziativa imprudente dei tre assassini.

No, io penso che fosse una prova per chi voleva fare il salto di livello ed entrare nelle Br. Chi voleva farlo doveva dimostrare la propria capacità di colpire e questi hanno usato Primavalle. Ma ritengo che la vera operazione militare sia stata quella di piazza Risorgimento, dove sono state utilizzate tattiche e tecniche da guerriglia per distrarre le forze dell’ordine e far sì che 3-4 persone potessero colpire.

Dunque, i due episodi non sono collegati solo dal processo ma vanno inseriti nella cornice complessiva dell’affiliazione al terrorismo rosso?

La dimostrazione di tutto questo sta proprio nel grado di colleganza e amicizia tra i responsabili del rogo di Primavalle e quelli dell’uccisione di Mantakas, che poi saranno fondamento e base delle Br e colpiranno in anni successivi. E la stessa cosa vale per gli omicidi di Zicchieri e Acca Larenzia. Erano tutti amici. Si conoscevano e si frequentavano tutti: Lollo era amico di Lojacono, Lojacono era amico di Casimirri, Casimirri quando scappa guarda caso va in Nicaragua e apre un ristorante con Grillo. Tutto si tiene.

Ma nei processi questi elementi non ha tenuto…

Io penso che la magistratura non abbia voluto indagare su certi elementi. Come fai ad assolvere per insufficienza di prove quei tre di Primavalle? Avevano trovato tutto, pure i volantini con la sigla della rivendicazione. Quell’assoluzione è servita a consentire anche a Lollo di scappare, come avevano già fatto Clavo e Grillo. Hanno goduto di protezioni fortissime, dai partiti comunista e socialista al Soccorso rosso. E per Lojacono non è stato diverso. La sua è stata una latitanza davvero strana: entrava e usciva dall’Italia come e quando voleva e gli piaceva. Come la latitanza di Casimirri, è durata tantissimo e non sono mai stati presi. Casimirri e Grillo furono anche contattati da due agenti dei servizi segreti italiani, una circostanza che non è smentita e non è smentibile perché agli atti di una delle tante commissioni parlamentari sulle stragi. Eppure passarono indenni anche questa: uscì un articolo di giornale in cui veniva raccontato tutto, e io sono convinto che sia stato un modo per metterli sull’avviso.

Lei è giornalista, era amico di Virgilio Mattei e lo è tutt’ora della sua famiglia. Per motivi personali e professionali si occupa di questi temi da sempre, perché ha deciso di tornarci proprio ora?

Per una casualità, che ha fatto scattare la molla. Ero a spasso con il cane e vicino a un cassonetto – “ringraziando” il sindaco Virginia Raggi – ho trovato alcune scatole di cartone abbandonate. C’erano giornali che mi sembrava di riconoscere, sono andato a guardare meglio e ho trovato copie di Lotta continua di quegli anni. C’erano i numeri con le convocazioni per le manifestazioni contro il processo per Primavalle, per impedire ai fascisti di partecipare. C’era pure una copia del manifesto originale di Potere operaio per Lollo. “Processano a Roma un compagno innocente. Lollo libero”, diceva. In due mesi ho scritto circa 300 pagine. Quel manifesto l’ho usato come copertina del libro.

 

 

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