Notre Dame, 20 minuti tra il primo e il secondo allarme: «Disastro evitabile»

mercoledì 17 aprile 12:22 - di Sveva Ferri

Notre Dame non era assicurata. A riportarlo sono i media francesi, spiegando che «lo Stato è assicuratore di se stesso per gli edifici religiosi di cui è proprietario». Le spese di ricostruzione, dunque, saranno in gran parte a carico delle casse pubbliche, che nelle rassicurazioni del governo non si sottrarranno. «Lo Stato farà quello che serve», ha dichiarato il ministro della Cultura, Franck Riester. Ma il difficile lavoro per ricostruire la cattedrale, cui è stato interamente dedicato il consiglio dei ministri francese di stamattina, potrà contare anche sulle donazioni private. Allo stato attuale sono già arrivate quasi a un miliardo di euro. E della ricostruzione ha parlato anche il Papa, nel corso dell’udienza generale di oggi a San Pietro. Rinnovando il suo affetto e la sua vicinanza al popolo francese, il Pontefice ha auspicato che possa essere «un’opera corale».

Il Papa: «La ricostruzione sia un’opera collettiva»

«Colgo questa occasione per esprimere alla comunità diocesana di Parigi, a tutti i parigini e all’intero popolo francese il mio grande affetto e la mia vicinanza dopo l’incendio nella Cattedrale di Notre-Dame», ha detto Bergoglio, durante i saluti in francese. «Cari fratelli e sorelle, sono rimasto molto addolorato e mi sento tanto vicino a tutti voi. A quanti si sono prodigati, anche rischiando di persona, per salvare la Basilica va la gratitudine di tutta la Chiesa. La Vergine Maria li benedica e sostenga il lavoro di ricostruzione: possa essere un’opera corale, a lode e gloria di Dio. Dio vi benedica!», ha proseguito Papa Francesco.

Le donazioni per Notre Dame

Le donazioni continuano ad arrivare da tutto il mondo a ritmo serrato. «Vedo, dai diversi risultati che le fondazioni mi inviano di mezz’ora in mezz’ora, che la cifra si alza», ha rivelato in un’intervista radiofonica Stéphan Bern, il giornalista che dal novembre 2017 è responsabile del Loto du Patrimoine, la raccolta di fondi privati a tutela dei monumenti francesi a rischio. È stato lui a rendere noto che «questa mattina eravamo vicini a 900 milioni», dicendosi convinto che «nel corso della giornata supereremo il miliardo». «Certo, si sono menzionate le grandi fortune francesi. Ma le persone fanno con i loro mezzi. Ieri ho incontrato bambine che hanno dato 5 euro, i loro risparmi, la loro paghetta. La cosa mi ha colpito», ha detto ancora Bern, che ha anche ricordato che «il mondo intero è al nostro capezzale». «Il mondo intero è in lutto per Notre Dame de Paris. Dagli Stati Uniti, dal Brasile, mi chiamano persone provenienti da tutto il mondo. Donano spontaneamente. E al di là delle polemiche, a loro non importa se sia esente da imposte o meno. Sai, ai filantropi non importa se riceveranno un certificato Cerfa per tassarli. Stanno soffrendo», ha commentato ancora il divulgatore tv, sottolineando che l’incendio «suscita molte emozioni».

L’inchiesta e il sospetto: «Operazioni iniziate in ritardo»

Intanto prosegue l’inchiesta per accertare le cause del disastro. La Procura di Parigi, che ha dispiegato sul caso 50 inquirenti, procede sull’ipotesi di «distruzione involontaria attraverso incendio» e, per le indagini, conta molto anche sulle riprese video, effettuate sia dai sistemi di sorveglianza interni alla cattedrale sia dai cittadini che si sono trovati sul posto a ridosso dello scoppio dell’incendio. In queste ore si ascoltano i testimoni, a partire dagli operai delle cinque ditte che lavoravano al restauro. «Abbiamo rispettato tutti i dispositivi e le procedure di sicurezza», ha assicurato Julien Le Bras, titolare di una delle ditte, le cui parole sono riferite dal Messaggero. Ma il sospetto degli inquirenti è che la devastazione si sarebbe potuta evitare con un sistema d’allarme più efficace. Prima di esplodere in tutta la loro violenza, le fiamme potrebbero essere rimaste annidate tra le travi del tetto «anche per ore», è trapelato da fonti vicine all’inchiesta. Inoltre, vi sono quei venti minuti tra il primo allarme, scattato alle 18.20, e il secondo, arrivato alle 18.43. Alla prima chiamata i pompieri non hanno trovato nulla, alla seconda era già troppo tardi.

 

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