Libia, Conte: «Rischio di crisi umanitaria e terrorismo, non c’è più tempo da perdere»

giovedì 18 aprile 21:09 - di Fulvio Carro

«La situazione in Libia è di caos e violenza, il rischio di crisi umanitaria e di recrudescenza del fenomeno terroristico è concreto». Giuseppe Conte interviene in Senato e parla della sfida principale, «il contrasto al flusso di foreign fighters». Per quanto riguarda le possibili conseguenze sui flussi migratori verso l’Italia o altro territorio dell’Ue, «al momento – al di là delle cifre circolate nei giorni scorsi, anche a fini propagandistici – dalle informazioni in nostro possesso non emerge allo stato un quadro di imminente pericolo». Su tutto questo complesso quadro, però,«manteniamo naturalmente alta l’attenzione, anche attraverso la nostra sede diplomatica e i servizi di intelligence. È però evidente che in una situazione di tale fragilità non ci sia tempo da perdere: il protrarsi del conflitto – che potrebbe degenerare in una vera e propria guerra civile – va scongiurato rapidamente e con tutto l’impegno politico necessario».

Conte: gli sfollati sono in rapido aumento

«Lo stallo sul terreno, in ragione della apparente parità delle forze in campo, ha dunque inevitabilmente determinato un’evidente escalation militare, con un crescente uso di armamenti più potenti e di artiglieria pesante e un ricorso sempre più frequente dell’aviazione da entrambe le parti», dice ancora Conte. «Ad oggi-  aggiunge Conte – gli scontri hanno spinto circa 18.000 persone ad abbandonare le proprie abitazioni e gli sfollati interni sarebbero ancora in rapido aumento. La stima delle vittime e dei feriti, al momento alcune centinaia, è tuttora incerta, stante la difficoltà di conciliare le informazioni ufficiali con quelle ricevute dal terreno». Sia ben chiaro, puntualizza il premier, «mon ci sono interessi economici o geopolitici che possano giustificare scorciatoie militari e in ultima analisi il rischio di una nuova guerra civile in Libia. Come purtroppo i fatti stanno dimostrando, la violenza genera violenza e non serve né gli interessi della popolazione né quelli della comunità internazionale, né certamente quelli dell’Italia. Rimarremo al fianco del popolo libico».

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