La sinistra con la memoria corta: quello stupro nel centro sociale dei “compagni”…

lunedì 29 aprile 15:52 - di Massimiliano Mazzanti

Riceviamo da Massimiliano Mazzanti e volentieri pubblichiamo:

Caro direttore,

Gianluca Iannone e Simone Di Stefano – come già scritto in altro articolo – hanno non solo già espulso Francesco Chiricozzi da CasaPound Italia, ma anche preteso e ottenuto le sue dimissioni dalla carica di consigliere comunale a Vallerano. La decisione è stata presa “a caldo”, mentre il Chiricozzi è tecnicamente “presunto innocente”, in via cautelativa, data «la gravità delle accuse contestate». Nonostante ciò, sulla vicenda si è già espressa un ministro della Repubblica; la notizia dell’arresto di Chiricozzi è la prima nelle scalette della “cronaca nera” della più parte dei media; in tutti i “report” si sottolinea, prima ancora che la bestialità del presunto gesto, l’appartenenza politica dell’indagato. Dunque, è inevitabile il paragone con quanto accadde nove anni or sono in quel di Parma, dove anche lì una ragazza venne stuprata – e il reato filmato con un cellulare – all’interno di un centro sociale. In quel caso, però, i violentatori furono militanti dell’estrema Sinistra. Mentre a Viterbo si è ancora in presenza di un’accusa, a Parma si sa che lo stuprò ci fu sicuramente, tanto che due anni orsono la vicenda si chiuse con una condanna (per quanto mite, essendo state escluse le aggravanti: Francesco Concari e Francesco Cavalca a 4 anni e 8 mesi, e Valerio Pucci a 4 anni). L’analogia tra i due casi finisce qui. A Parma, infatti, la vicenda venne caratterizzata dall’omertà con cui i “compagni” dei tre stupratori tentarono di coprire le responsabilità degli “orchi”, unita anche alle pressioni che furono esercitate sulla ragazza allora poco più che ventenne affinché ritirasse la denuncia. Ci volle un vero miracolo investigativo, a Parma, per inchiodare alle loro responsabilità i violentatori. I media, peraltro, pur non potendo sottacere la vicenda, si guardarono bene dal giudicare il “contesto politico” della turpe storia che, per di più, era proprio ciò che aveva ferito maggiormente – parole testuali della vittima – la ragazza violata. Insomma, mediatamente, due pesi e due misure, non ostante sia chiaro come, a destra, se pur esistono o possono esistere “mele marce”, i “contadini” le scartano. E, pur aspettando gli esiti giudiziari, non sarebbe “sconvolgente” se anche dal punto di vista processuale si registrasse l’uso di differenti metri di valutazione dei fatti. Per altro, cosa si sarebbe letto sulla stampa – e come si comporterebbero i magistrati – se una decina di militanti di estrema destra fossero entrati in un bar, aggredendo due ragazzi lì intenti a bere qualcosa? Domanda retorica, ma legittimata dal fatto che l’aggressione subita da Nicolò Calore e Alberto Bortoluzzi – il figlio di uno dei nostri cantautori più cari e militante di CPI – è passata praticamente sotto silenzio, non ostante il secondo sia rimasto anche ferito, non in modo gravissimo, ma ferito. Ora, il fatto è avvenuto il 25 aprile scorso, giornata in cui – mentre non v’è traccia di fermi, arresti e denunce nemmeno per la devastazione del centro di Modena da parte degli “antifascisti militanti” – ben 14 esponenti di gruppi di estrema destra – 9 tifosi della Lazio e 5 militanti di Fn – sono stati identificati e già raggiunti da provvedimenti per slogan e gesti nostalgici. Sia chiaro: tutti i reati sono da perseguire e tutti i rei devono essere condannati; appunto, però, tutti. Perché ciò che è sempre più evidente sulla stampa – cioè l’amplificazione e la strumentalizzazione di tutto quello che accade su un preciso versante politico, con la corrispettiva sottovalutazione di ciò che accade nel campo avverso -, inizia a diventare sempre più manifesto anche negli uffici giudiziari e della Polizia. E questo non è rassicurante, in una società che dovrebbe essere governata dal Diritto.

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