La rabbia dei poliziotti: «Gli immigrati trattati meglio di noi, guardate dove mangiamo…»

martedì 16 aprile 12:36 - di Alberto Consoli

Scudi come piatti, furgoni come mense. L’urlo delle forze dell’ordine. La strage silenziosa di poliziotti e  carabinieri, uccisi in strada, a sangue freddo, nell’esercizio del loro dovere in questi giorni  sta emergendo in tutta la sua gravità. Ma forse non tutti si redono conto delle situzioni indecorose in cui i poliziotti sono costretti ad operare: insultati, vittime di aggressioni, malpagati, vivono nella quotidianità una vita che definire dignitosa è espressione davvero avventurosa. L’ultimo grido di dolore viene dai poliziotti della Squadra mobile in questi giorni impegnati in Puglia. Un reportage del Giornale dipinge una situazione assurda: costretti a mangiare scomodi usando il proprio scudo come mensa.

Il decoro messo sotto i piedi

C’è una situazione indecorosa testimoniata da alcune foto che stanno circolando nelle chat interne di poliziotti e forze dell’ordine. Le immagini li ritraggono alle prese con il loro pasto consumato utilizzando i loro scudi come piatti. Niente mensa, niente sedie, tavoli o sgabelli per consumare il rancio. «Solo il clipeo di ordinanza e il mezzo di servizio come momentanea sala da pranzo. Quella pasta al pesto e salsiccia sarà stata buona, sicuramente saranno state gustose pure le patate al forno e l’insalata mista. Il problema è di “decoro”» . La foto del pasto consumato a bordo del furgone (“scudato”, in gergo) sta facendo indignare tutti i colleghi. Alcuni si sfogano amaramente, facendo notare che «gli immigrati o i carcerati sono trattati meglio di noi». In generale, possiamo affermare che è tragicamente vero. C’è  grande amarezza: ci elogiano – è un coro unanime – solo quando muoriamo o veniamo aggrediti – ultimo in ordine di tempo il maresciallo di Cagnano Varano- Poi quando si tratta di creare situazioni più decorose nella prestazione del proprio servizio, tutti spariscono.

La foto della vergogna

La foto “della vergogna”,  assicurano fonti informate di polizia contattate dal Giornale, arriva dal cantiere del Tap in Puglia, che presidiato da circa 80 uomini. Questa la modalità con cui consumano i pasti: «chi effettua servizio all’esterno deve banchettare sui furgoni: chi effettua il turno fino alle una di notte attacca già dalle 15 e alle 18 va a ritirare i cestini presso un ristorante convenzionato a Lecce. Poi li porta a Melendugno e se li pappa sugli scudi. «Il personale non è sufficiente per organizzarsi in turni che permettano di allontanarsi per il pranzo – spiega al quotidiano Fabio Di Monte, del Fsp Polizia in Puglia – E così gli agenti non possono spostarsi e consumano il cibo in loco».

Interviene il segretario nazionale del Sap: «Le fanno passare come esigenze di servizio – spiega Michele Dressadore al Giornale – ma in realtà spesso è solo la convenienza di chi è responsabile del cibo». «Tendono a usare metodi sbrigativi». E così i poliziotti si ritrovano a mangiare sullo scudo con cui si difendono dalle aggressioni. Quando non usano lo scudo, racconta il sindacalista del Sap, «si appoggiano su tombini o colonnine elettriche». Una situazione che grida vendetta.

«Danno tutto per scontato»

I poliziotti forniscono diverse opzioni per ovviare a tale situazione indecorosa:  la mensa o un esercizio pubblico che fornisca il pranzo o la cena. E se invece occorresse per forza ricorrere al catering, che ci siano almeno delle sedie, un tavolo e magari un tendone sotto cui ripararsi. Un altro sindacalista, Valter Mazzetti, Segretario Generale Fsp Polizia , esclama: «In caso di emergenza ogni agente è pronto a mangiare anche per terra se necessario. Ma quando tutto questo viene dato per scontato, allora no, le cose cambiano. Si tratta di esigenze minime, quotidiane, umane.

 

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