La Cassazione: «I migranti gay vanno accolti sempre se sono discriminati nel loro Paese»

martedì 23 aprile 15:33 - di Lucio Meo

Gli fu negato lo status di rifugiato politico nonostante la condizione di persecuzione che il migrante viveva nel proprio Paese. Ecco perché la Cassazione ha accolto il suo ricorso e ha ordinato allo Stato italiano di accogliere e concedere lo status di “protezione” a un cittadino ivoriano, Bakayoko Aboubakar S., musulmano, coniugato con due figli, e diventato oggetto “di disprezzo e accuse da parte di sua moglie e di suo padre” che era imam del villaggio, “dopo aver intrattenuto una relazione omosessuale”. L’uomo aveva deciso di fuggire quando il suo partner era stato “ucciso in circostanze non note, a suo dire ad opera di suo padre”, l’imam. Secondo la Cassazione prima di negare lo status di rifugiati ai migranti che dichiarano di essere omosessuali e di rischiare la vita se rimpatriati a causa del loro orientamento sessuale, si deve accertare se nei Paesi d’origine non solo non ci siano leggi discriminatorie ma anche verificare che le autorità del luogo apprestino «adeguata tutela» per i gay, ad esempio se colpiti da «persecuzioni» di tipo familiare.  Inizialmente al migrante protagonista di questa vicenda la Commissione territoriale di Crotone, non aveva concesso lo status di rifugiato sottolineando che “in Costa d’Avorio al contrario di altri stati africani, l’omosessualità non è considerata un reato, nè lo Stato presenta una condizione di conflitto armato o violenza diffusa”.

 

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