Di Pietro si “confessa” su Mani pulite, scoppia il caso. FI: subito la commissione d’inchiesta

giovedì 11 aprile 10:58 - di Massimo Baiocchi

Di Pietro parla. Ripercorre la stagione di Mani Pulite. Sembra una confessione. Fa affermazioni nuove e pesanti. E i deputati di Forza Italia, Battilocchio e Vietina, presentano una proposta di legge per istituire una Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti delle inchieste giudiziarie del ’92 e del ’93. Tutto parte, come detto, da alcune dichiarazioni rese dall’ex magistrato e politico Antonio Di Pietro. «Nel settembre 2017», affermano gli esponenti azzurri, «durante una trasmissione televisiva, Di Pietro affermò: Ho fatto una politica sulla paura e ne ho pagato le conseguenze. (…) La paura delle manette, la paura del, diciamo così, “sono tutti criminali”, la paura che chi non la pensa come me sia un delinquente. Poi alla fine, oggi come oggi, avviandomi verso la terza età, bisogna rispettare anche le idee degli altri. (…) Ho fatto l’inchiesta Mani pulite e con l’inchiesta Mani pulite si è distrutto tutto ciò che era la cosiddetta Prima Repubblica: il male, e ce n’era tanto con la corruzione, ma anche le idee, perché sono nati i cosiddetti partiti personali».

Le parole di Di Pietro e gli effetti politici di quella stagione

«Affermazioni – scrivono i deputati di Forza Italia – che lasciano intuire che vi siano stati effetti politici, diretti e indiretti, dell’inchiesta nota come “Mani pulite” sul sistema politico italiano dal 1994 in poi. L’avere messo la “paura” al centro delle azioni che hanno guidato le dinamiche della stagione politica e giudiziaria dei primi Anni Novanta dello scorso secolo, necessita un approfondimento per capire in che misura i risultati elettorali di quegli anni ne sono stati influenzati. La “paura delle manette”, a cui l’ex magistrato fa riferimento, potrebbe essere stato uno strumento di “politica giudiziaria” in mano alla magistratura. Non è intenzione della presente iniziativa legislativa cancellare i fatti emersi nell’ambito dell’inchiesta, ma è necessario fare chiarezza sulle dichiarazioni di Di Pietro in quanto perseguire qualsiasi scopo, anche fosse il più nobile, per mezzo della “paura delle manette” è condotta nefaria e deprecabile, ancor di più se ciò avviene nell’esercizio del potere giudiziario».

La necessità della commissione d’inchiesta

«L’interrogativo ineludibile – aggiungono Battilocchio e Vietina – è: il “fare politica sulla paura delle manette” ha riguardato Di Pietro, oltre che nell’esercizio delle funzioni giurisdizionali, anche in quelle, più recenti, politiche? Vi è un motivo plausibile per cui un magistrato che, come previsto dall’articolo 101 della Costituzione della Repubblica è soggetto solo alla legge, ha parlato degli anni dell’inchiesta che lo ha visto tra gli attori principali facendo riferimento a politica e consenso? La “paura delle manette” coinvolge anche altri magistrati operanti nell’inchiesta “Mani pulite”? Come tutto questo ha influito sulle dinamiche di creazione e condotta della cosiddetta Seconda Repubblica ? La proposta è quindi di istituire una Commissione parlamentare di inchiesta per verificare, dal punto di vista appena descritto, quanto le vicende di quegli anni abbiano influito nell’alterare la politica e la società italiana».

Commenti

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  • Edardo 12 aprile 2019

    I reati sono stati commessi ? Se , come penso, i reati sono reali e sono stati commesi, allor, come cittadino, poco mi importa se abbiano o meno influito sul voto degli Italiani.

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