Di Maio cerca voti e fa il “salviniano” contro Salvini: «Matteo ha fatto poco sui rimpatri»

martedì 23 aprile 10:52 - di Giovanna Taormina

Più si avvicina la data delle Europee e più si alza la tensione. Il M5S le sta tentando tutte per recuperare i consensi, andando all’attacco di chi s’è mangiato i suoi voti: Salvini. Niente pace di Pasqua, quindi. Niente ricucitura. In ballo c’è l’esito delle urne, Di Maio non può scivolare ancora, già se la deve vedere con i parenti-serpenti, e cioè con chi – nel suo Movimento – lo contesta ogni giorno. Ecco allora che, come si legge in un retroscena del Corriere della Sera Di Maio pressa Conte contro Salvini, vuole cacciare Siri e vuole un vertice sui rimpatri. Sì, proprio sui rimpatri, perché dire che il vicepremier leghista ha fallito nella sicurezza e sugli immigrati significa gettare ombre sul suo operato, proprio nel campo cruciale, quello dove Salvini sta acchiappando consensi. Il leader M5S accusa quindi l’alleato di non fare le espulsioni. Nel retroscena del Corriere si vede un Di Maio descritto dai suoi collaboratori  molto irritato: «Ma come si fa a dire tolleranza zero verso il senegalese che ha aggredito i poliziotti, se aveva due avvisi di espulsione mai attuati e stava ancora in Italia? Chi avrebbe dovuto espellerlo quest’anno? Non certo io». Dimenticando tutti i buonisti che galleggiano nel mare dei Cinquestelle, Di Maio s’inventa più salviniano di Salvini: «È giusto chiudere i porti ed essere rigidi sugli arrivi, ma non bisogna prendere in giro gli italiani con la propaganda». E per questo motivo, anticipa il Corriere, Di Maio è intenzionato a chiedere un vertice sui rimpatri al premier Conte.

Di Maio, il caso Siri e la guerriglia su Roma

A tenere alta la tensione c’è poi il caso Siri. L’obiettivo è quello di cacciare il sottosegretario.  E come svela il Corriere si ipotizza un post sui social con “cinque domande a Salvini”.  I 5Stelle chiedono che Siri spieghi  la sua posizione: «Bisogna dare un segnale al Paese…». Altro caso è quello dei fondi per Roma Capitale, l’accordo sembrava trovato  ma la situazione è nuovamente degenerata.  Si legge sempre sul Corriere che i 5Stelle mettono le mani avanti: «Quello di Salvini è un ricatto, ma se dovessero votare contro, al Consiglio dei ministri di oggi, sarebbe sicuramente crisi di governo. E Salvini non se lo può permettere. Anche perché tornerebbe a essere un partito padano e non più nazionale e si prenderebbe la responsabilità del crollo».

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