Coppie gay e figli, la procura ferma Pizzarotti: “È andato oltre la legge Cirinnà”

sabato 27 aprile 14:16 - di Giorgia Castelli

Il procuratore capo di Parma, Alfonso D’Avino, e il sostituto procuratore, Umberto Ausiello, hanno presentato ricorso nei confronti di quattro atti di riconoscimento di bambini, effettuati il 21 dicembre, compiuti da donne unite civilmente o conviventi con le madri naturali. I riconoscimenti dei bambini alle coppie gay erano stati fatti dinanzi al sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, in qualità di ufficiale dello Stato civile. A darne notizia è lo stesso D’Avino.  In uno dei casi, spiega la procura, si era trattato di una sorta di riconoscimento incrociato, visto che ciascuna delle due madri, tra loro conviventi, aveva riconosciuto il figlio partorito dall’altra donna. Si tratta di una vicenda simile a quella, già pendente dinanzi al tribunale di Parma, relativa al Comune di Fidenza: in questo caso, però, l’ufficiale di stato civile aveva rifiutato di ricevere l’atto di riconoscimento, per cui le due donne avevano presentato ricorso al tribunale, e la procura di Parma era intervenuta chiedendo il rigetto del ricorso.

Coppie gay, il ricorso della procura

Scrive ancora la procura che anche questa vicenda si inserisce nel solco del delicato problema della possibilità che un bambino, riconosciuto alla nascita soltanto dalla madre (con l’espressa indicazione che il figlio era “nato dall’unione naturale di essa dichiarante con uomo non parente né affine con lei nei gradi che ostano al ricevimento ai sensi dell’art. 251 del codice civile”), venga successivamente riconosciuto come proprio figlio anche dalla donna, convivente o unita civilmente con la madre naturale; in altri termini, il problema se un bambino possa essere riconosciuto come figlio di una coppia omosessuale, possibilità che, nell’ordinamento italiano, ad oggi nessuna norma consente o prevede.

La procura di Parma ha poi passato in rassegna alcune pronunzie giudiziarie precedenti (che avevano ritenuto ammissibili tal genere di riconoscimenti), criticandone le motivazioni proprio per lo stridente contrasto con l’attuale normativa e, rispetto alla pregressa vicenda di Fidenza, si è a lungo soffermata anche su aspetti di costituzionalità della legge n° 40 del 2004 (relativa alla procreazione medicalmente assistita), che spesso viene richiamata nei provvedimenti giudiziari per giustificare i riconoscimenti da parte di coppie omosessuali. Tale norma, invece, esplicitamente vieta il ricorso a questo tipo di procreazione da parte delle coppie omosessuali; in particolare, nei ricorsi in questione, la procura si è dilungata per dimostrare che tale divieto legislativo non sarebbe costituzionalmente illegittimo.

Infine la procura ha ricordato che neppure la legge Cirinnà (che è ancora più recente, essendo stata approvata nel 2016) che ha introdotto le unioni civili tra coppie dello stesso sesso, ha inteso legiferare in materia di filiazione di coppie omosessuali, per cui anche sotto questo aspetto gli atti di riconoscimento ricevuti dal sindaco appaiono non conformi alle disposizioni di legge.

Pizzarotti: nessun passo indietro

In un post su Fb il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti in barba a quanto stabilito dalla legge ha replicato che sui diritti delle persone non si faranno passi indietro: «Rispetto le idee e le opinioni di tutti, ma sui diritti è necessario essere coraggiosi e andare avanti».

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