“Caso Siri”, diventa un giallo l’incontro con Conte. Il premier: «Datemi tempo»

domenica 28 aprile 11:24 - di Valerio Falerni

Più passano le ore, più i roboanti propositi annunciati in Cina dal premier Conte sul “caso Siri” («voglio guardarlo negli occhi e, se servirà, lo scollerò io stesso dalla poltrona») perdono intensità fino a scolorire in timidi auspici. Gli ultimi rumors provenienti da Pechino, anticipati dal Fatto Quotidiano oggi in edicola, dicono ora che, allo stato, l’agenda del premier non prevede alcun incontro con il sottosegretario leghista indagato per corruzione: «Confido di poter vedere Siri domani», ha risposto Conte ai giornalisti. Giusto il tempo, insomma, «di riorganizzare l’agenda per la fase di rientro».

Conte ai giornalisti: «Al momento non c’è una data»

Il problema, in realtà, non la data da cerchiare in rosso sull’agenda ma la sostanza politica. Il “caso Siri” è diventato il simbolo che assegnerà la palma del vincitore a chi, tra Salvini e Di Maio, riuscirà a segnare il destino del sottosegretario. Se resta al suo posto avrà vinto il primo, se si dimetterà, avrà prevalso il secondo. Mettendosi nel bel mezzo di questo duello all’ultimo sangue, Conte si era illuso di utilizzare il peso del suo ruolo per indirizzarlo in favore di Di Maio. Ora, però, si sta accorgendo che l’operazione è meno facile del previsto. Prima ancora che nel merito, la Lega ha eccepito il metodo annunciato dal premier: il chiarimento personale con Siri. In tal senso, l’altolà a Conte è già arrivato dal capogruppo del Carroccio a Montecitorio, Riccardo Molinari: «Dovrà confrontarsi con il partito che lo ha scelto», ha intimato. Come a dire: puoi anche incontrarlo, ma ogni decisione in merito andrà concordata con Salvini.

Sul sottosegretario indagato governo a rischio

Una reazione che ha imposto a Conte un cambio di registro. Facile che ora il premier decida di seguire il timing dell’inchiesta e che attenda l’incontro tra Siri e i magistrati che lo hanno indagato per poter avere qualche elemento di merito in più rispetto ad una vicenda che può mettere a repentaglio la vita stessa del governo. Che è poi quel che rischia di succedere quando si parla prima di pensare.

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