Caso Siri, Di Maio e il M5S tentano di fare i killer di Salvini. E lui: «La pazienza sta per finire»

venerdì 26 aprile 10:25 - di Fulvio Carro

Non ce la fa più, Di Maio. Non ha le spalle larghe. L’incubo delle Europee e di un nuovo calo di consensi è troppo pesante. Non lo regge. Il vicepremier pentastellato cerca di svignarsela. Sgomita. Getta ombre sul suo alleato. Fa intervenire i suoi deputati e senatori, pronti a scatenarsi contro il diavolo. Vorrebbe vederlo in difficoltà. E chissenefrega del governo, del contratto e di tutto il resto. Di Maio ha paura di perdere, Fico se lo mangerebbe vivo. Ecco che si sfoga in un’intervista al Corriere della Sera.

L’attacco di Di Maio a Salvini

Un nuovo attacco al titolare del Viminale: «Non voglio sconfinare», premette. La visita del leader leghista in Sicilia non gli è andata giù. E tenta l’affondo: «Certo, non è con un comizio che si combatte la mafia. Servono misure vere e il buon esempio della politica, come ha detto Di Matteo. Noi abbiamo presentato proposte sul voto di scambio e contro la corruzione, di cui la mafia si nutre». E ancora, in difesa dell’indifendibile, cioè della Raggi:  «Per proteggere un indagato per corruzione, si è colpita una città. Lo trovo paradossale».

E i Cinquestelle gettano ombre

Ma ci pensano i Cinquestelle a continuare la campagna contro  l’alleato: «Salvini ha detto di non conoscere Arata e di averlo visto una sola volta nella vita. Allora perché lo propose ai vertici di Arera? Perché gli lasciò redigere il programma energetico della Lega? Perché condivise sul suo profilo ufficiale Twitter le proposte di Arata considerandolo un uomo della sua squadra? Perché si avvalse dell’intermediazione del figlio Francesco per incontrare Steve Bannon? E perché l’altro figlio di Arata, Federico, recentemente è stato assunto da Giorgetti a Palazzo Chigi? Qualcosa non torna, non capiamo quali siano i reali rapporti tra Arata, Salvini e la Lega», affermano fonti del M5S.

La risposta di Salvini: «La gente mi dice di chiudere col M5S»

Immediata la risposta di Salvini: «Io di pazienza ne avrei. Ma la gente si avvicina per fare selfie, stringermi la mano e mi dice: Matteo, ma questi 5 Stelle vogliono continuare ancora così? Ti attaccano sempre? Perché non rompi?». In un colloquio sulle pagine di Repubblica dice: «Io non voglio fare polemica, nonostante tutto quel che mi è stato detto in queste ore. Mi chiedo però se la mia stessa pazienza ce l’hanno ancora gli elettori che hanno voluto questo governo». Quanto a Di Maio, «non l’ho sentito e non rispondo alle provocazioni».

“Con Siri ho parlato, mi ha detto di essere tranquillo”

Salvini si sofferma dunque sul caso Siri. Il premier Giuseppe Conte chiamato a fare da “arbitro”? «Il presidente del Consiglio è libero di incontrare chi vuole. Io con Siri ho parlato, mi ha detto di essere tranquillo e tanto mi basta. Per me deve restare al suo posto. Spero abbia modo di spiegare ai magistrati – prosegue il ministro dell’Interno – che in un Paese normale lo avrebbero chiamato dopo un quarto d’ora, non settimane dopo».

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