Caso Cirillo, rispunta Raffaele Cutolo: i politici mi impedirono di salvare Moro, ho in mano documenti…

domenica 28 aprile 12:36 - di Redazione

Parole pesanti contro la Dc e contro i magistrati campani accusati di non essere voluti andare fino in fondo nell’indagine sulla trattativa fra la Camorra e le Brigate Rosse per la liberazione del pezzo da novanta della Democrazia Cristiana, Ciro Cirillo. La velata minaccia di tirare fuori documenti inediti e imbarazzanti che aleggiano, come una spada di Damocle, sui politici della Prima Repubblica. E l’accusa di essere stato fermato quando si trattò di tentare di salvare Aldo Moro dalle mani delle Brigate Rosse che lo avevano sequestrato il 16 marzo 1978 come poi avrebbero fatto con Ciro Cirillo nell’sprile 1981.

Riecco il fantasma di Raffaele Cutolo. La figura del boss della Camorra seppellito nel supercarcere di Parma dove si trova detenuto per scontare le sue numerose e pesanti condanne, torna ad agitare il sonno dei politici della Prima Repubblica.

“Avevamo dei documenti da usare contro i politici per i fatti della trattativa: alcuni li aveva Enzo Casillo (uno degli uomini di punta della Nuova Camorra Organizzata, poi ammazzato nella guerra di camorra, ndr) altri documenti invece li ho io ma moriranno con me”, rivela, nel 2016, Raffaele Cutolo, ascoltato dai magistrati nel supercarcere di Parma nella veste di persona informata dei fatti, quindi senza la presenza di un avvocato.

Cutolo parla della trattativa condotta per la liberazione dell’assessore regionale della Dc, Ciro Cirillo, sequestrato il 27 aprile del 1981 e liberato il 24 luglio successivo, dopo il pagamento di un riscatto di 1 miliardo e 400 milioni di lire.

Una trattativa delicata è imbarazzante condotta con Brigate Rosse e Servizi segreti.

“Le Br – sostiene Cutolo nel verbale del 2016  svelato e pubblicato ora, a due anni di distanza da quell’interrogatorio, dal quotidiano campano Il Mattino – non potevano che accettare, eravamo più forti, sia dentro che fuori le carceri”.

Secondo Raffaele Cutolo, la Procura di Napoli non andò a fondo nell’indagine sulla trattativa per la liberazione. A parte, ci tiene a precisare Raffaele Cutolo differenziando le responsabilità, il magistrato Carlo Alemi, “unico – assicura Cutolo – deciso ad andare fino in fondo”.

“Potevo salvare Moro, fui fermato – sostiene ancora Cutolo nel verbale inedito del 2016 – Aiutai l’assessore Cirillo (rapito e successivamente rilasciato dalle Br, ndr), potevo fare lo stesso con lo statista. Ma i politici mi dissero di non intromettermi”.

Nel ’78 Cutolo era latitante e si sarebbe fatto avanti per cercare, sostiene lui, di salvare Moro.

“Per Ciro Cirillo si mossero tutti, per Aldo Moro nessuno, per lui i politici mi dissero di fermarmi, che a loro Moro non interessava”. Le dichiarazioni di Cutolo risalgono al 25 ottobre del 2016, come risposte alle domande del pm Ida Teresi e del capo della Dda, Giuseppe Borrelli.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza