Autonomia differenziata, Marsilio: “Non bisogna agitare fantasmi”

mercoledì 3 aprile 11:04 - di Redazione

Esiste il rischio che le iniziative in corso sulla cosiddetta autonomia differenziata di alcune Regioni italiane possano concretizzare una “secessione dei ricchi”? E’ possibile che la coesione nazionale venga meno, alla fine di questo percorso? E quali conseguente potrebbe provocare sulla nostra regione e sul sistema delle imprese un percorso come quello avviato? Sono alcuni degli interrogativi ai quali si è cercato di dare una risposta durante una tavola rotonda sulla coesione nazionale che ha avuto luogo a Pescara, nella sala conferenze della Cna. A confronto il presidente della Giunta regionale, Marco Marsilio, l’economista Gianfranco Viesti, docente all’università di Bari, e il direttore della Cna, Graziano Di Costanzo.

Marsilio: rivendico il percorso del federalismo fiscale

Il presidente Marsilio che si confronterà proprio sul tema dell’Autonomia differenziata delle Regioni con la Ministra degli Affari Regionali, Erika Stefani, insieme agli altri Presidenti di Regione, preferisce mantenere un approccio pragmatico. “Assurdo sbandierare fantasmi – ha detto – poiché se è vero che le Regioni che chiedono l’autonomia differenziata si appellano all’art. 116 della Costituzione, ci sono altri articoli della Carta costituzionale che completano il quadro e che fanno riferimento alla difesa nazionale, alla solidarietà nazionale e al riequilibrio compensativo tra le Regioni ricche e quelle meno ricche del Paese. Credo che anche il governo nazionale – ha aggiunto Marsilio – sia stato chiamato ad una riflessione più approfondita poiché se si vogliono portare a casa risultati in termini di valori, non si possono imporre patti che vadano contro la Costituzione. Credo che la Corte Costituzionale vigilerebbe in maniera ferrea”. Marsilio ha poi ricordato il suo impegno parlamentare in tema di federalismo fiscale con la riforma introdotta dalla legge 42 del 2009 che risolveva il tema dell’autonomia all’interno di una cornice complessiva che prevedeva anche uno specifico articolo sul riconoscimento del ruolo di Roma Capitale. “Questo per dire – ha concluso il Presidente – che all’epoca ci si avviva verso un quadro di maggiore autonomia e di maggiore decentramento ma nell’ambito di una salda cornice unitaria in termini di principi unanimemente riconosciuti che tutelavano il sentimento di unità nazionale ed in quel quadro si sviluppava un diverso rapporto tra lo Stato e le sue articolazioni”.

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