«Aiuto, mi state ammazzando»: le urla delle vittime della banda spaccaossa

lunedì 15 aprile 14:12 - di Luciana Delli Colli

«Mi state ammazzando… ammazzando… la gamba… ahi, ahi…». Sono le grida disperate di una delle vittime della banda di “spaccaossa”, arrestata all’alba di oggi dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza di Palermo. Nell’operazione “Tantalo 2” sono state arrestate 42 persone per aver organizzato una truffa alle assicurazioni con vittime che si facevano fratturare gli arti in cambio di poche centinaia di euro. Agli aguzzini e ai loro complici, fra i quali anche medici, infermieri e periti assicurativi compiacenti, le truffe fruttavano invece migliaia di euro, per un giro complessivo d’affari stimato dagli inquirenti in più di 1,6 milioni di euro.

«Urlava come una gallina»

Gli aguzzini intimavano alle vittime di non gridare, mentre procedevano alle mutilazioni, e poi, tra di loro, ne parlavano in termini sprezzanti: «Sembrava una gallina… lo sai, quando gli stirano il collo?». Le fratture venivano inferte in vere e proprie “stanze degli orrori”, macelli improvvisati per rompere le ossa alle vittime designate con cerchi in ghisa o sacchi pieni di mattoni. Oltre 50 le vittime accertate, per 76 episodi di violenza ricostruiti dagli investigatori, che hanno però chiarito che «i casi sono molti di più e l’inchiesta è molto più complessa». «Ti fai rompere di nuovo tu?», si sente in una intercettazione, che lascia intendere che le vittime potevano essere sottoposte al “trattamento” anche più di una volta. I criminali puntavano sulla disperazione delle persone, senza porsi alcun limite. «Solo qualche giorno fa abbiamo evitato che a un ragazzino di 16 anni venissero fratturate le ossa», ha riferito il capo della Squadra Mobile di Palermo Rodolfo Ruperti, sottolineando «la bravura dei nostri operatori che hanno percepito le intenzioni di due dei soggetti fermati oggi, ci ha permesso di evitare un’altra vittima». Il giovane era stato “reclutato” da un amico, mentre «molti – ha spiegato ancora Ruperti – sono stato reclutati alla stazione centrale di Palermo, dove c’erano proprio dei reclutatori che li avvicinavano raccontandogli di conoscere delle persone, gli spaccaossa, che potevano aiutarli e che sarebbero stati in grado di farli svoltare nella loro vita».

Gli spaccaossa approfittavano di persone disperate

La maggior parte erano «tossicodipendenti, persone con figli a carico o comunque quasi tutti soggetti in situazioni di indigenza e, in alcuni casi, anche con disturbi psichici», ha raccontato ancora il capo della Mobile di Palermo, rivelando che dopo le mutilazioni «partiva l’iter per la gestione della cosidetta vittima che, comunque, in un primo momento era consenziente». Un’organizzazione curata in ogni minimo dettaglio. «C’erano quelli deputati a fingere il sinistro, con finti autisti delle auto coinvolte e finti testimoni e quelli che si occupavano della gestione della pratica con medici legali e avvocati, fino ad arrivare al pagamento del premio che quasi sempre non toccava alla parte che aveva subito il danno fisico». Le vittime hanno raccontato che in alcuni casi gli “spaccaossa” fratturavano gli arti anche a sette persone a sera. «Mi hanno fatto sdraiare per terra appoggiandomi alcune bottiglie piene di ghiaccio prima sul braccio destro e successivamente sulla mia gamba destra, poi mi hanno fatto appoggiare il braccio destro tra due mattoni ed un uomo mi ha dato un pugno violentissimo sull’avambraccio, poco sopra il polso. Io ricordo solo di avere provato subito un fortissimo dolore e subito dopo la stessa operazione è stata fatta per fratturami la gamba», ha raccontato una delle vittime, ammettendo di essere finito nelle mani dei suoi aguzzini per pagarsi i debiti di gioco.

 

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