20 anni fa l’addio a Francesco Grisi, il “fascista eretico” che fondò Alleanza Nazionale

giovedì 4 aprile 18:27 - di Antonio Pannullo

“La cosa più significativa che ho appreso è quella di saper leggere”, scriveva Francesco Grisi nel 1994, con la sua consueta ironia. Oggi sono esattamente vent’anni che Grisi se ne è andato, dopo una vita culturalmente intensa. “Il fascista eretico”, lo hanno chiamato, per via della sua scarsa propensione alla disciplina, alla catalogazione, ma soprattutto al fatto che fondò il Sindacato Libero Scrittori Italiani, proprio per opporsi allo strapotere culturale del marxismo che in Italia dagli anni Settanta fa – ancora oggi – il bello e il cattivo tempo. Fu un’iniziativa, potente, dirompente, che forse avrebbe meritato un maggior sostegno. Al Sindacato furono iscritti scrittori come Piero Bargellini, Ettore Paratore, Giuseppe Prezzolini, Mario Praz, Raimondo Manzini, Aldo Garosci, Guido Pannain, Panfilo Gentile, Vittorio Enzo Alfieri, Gioacchino Volpe, Diego Fabbri, Franz Maria d’Asaro, Italo De Feo. Al Secolo d’Italia, di cui Francesco Grisi era assiduo frequentatore, lo ricordiamo tutti benissimo: elegante, con il suo bastone col pomello d’oro, barba curata, giacca bianca o colore pastello. Un abbigliamento un po’ dandy, dannunziano, che faceva parte del personaggio che interpretava con quella grande autoironia tipica delle persone intelligenti. Grisi era un grande organizzatore di convegni, tavole rotonde, presentazioni di libri, dibattiti, ai quali chiamava spesso come relatori i giornalisti del Secolo più noti e più “intellettuali”, se così si può dire. La sua amicizia sincera e la sua stima andavano a Gennaro Malgieri, Giano Accame, Aldo Di Lello, Antonella Ambrosioni, che spesso invitava come relatori alle sue iniziative culturali, tra le quali si distinguevano quelle per il Mezzogiorno d’Italia. Lui infatti era calabrese di Cutro, vicino al mare Jonio, dove trascorse i primi anni della sua vita, come lui stesso raccontò. Classe 1927, giovanissimo si trasferì a Roma, dove fece molti mestieri, tra cui quello di insegnante di liceo (insegnò tra l’altro al Giulio Cesare) e di letteratura all’università. Insegnò al liceo anche all’attuale presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Laureato in Lettere e Filosofia con Ugo Spirito, si dedicò inizialmente alla critica letteraria. Ha scritto una dozzina di libri, ma quelli che più amava erano i romanzi A futura memoria (Newton Compton, Roma 1986), terzo al Premio Strega che fu presentato da Giulio Andreotti e Fausto Gianfranceschi, Maria e il vecchio (Rusconi, Milano 1991) e La poltrona nel Tevere (Rusconi, Milano 1993) che ha ottenuto riconoscimenti significativi in Italia e in Francia.

Grisi fu tra i fondatori di Alleanza Nazionale

Accanto alle sue attività di scrittore, critico, docente, operatore culturale, affiancò anche quella di giornalista, collaborando con moltissime testate: oltre al Secolo d’Italia, Grisi scrisse anche per la Rai, La Fiera letteraria, Il Popolo, Nuova Antologia, Ragguaglio librario, Momento sera, Il Sestante letterario, il Giornale d’Italia, Il Borghese, e diresse le riviste Intervento, Contenuti, Persona e Ragionamenti. Ma, come si diceva, la sua operazione culturale più importante avvenne nel 1970, quando fondò il Sindacato Libero Scrittori Italiani, insieme con Antonio Barolini, Marcello Camillucci, Paolo Marletta, proprio in opposizione con l’impostazione cattocomunista del Sindacato Nazionale Scrittori. Grisi rimase segretario generale del Sindacato sino al 1999. Sempre nel 1970 aderì al 1º Congresso per la difesa della cultura – Intellettuali per la libertà e, nel novembre 1975 alla Costituente di destra di Giorgio Almirante. Nel 1980, con l presidenza del Centro Intellettuali Liberi, si impegnò nella difesa degli intellettuali del dissenso, soprattutto in Unione Sovietica. Infine, ma non meno importante, Grisi nel 1995 partecipò alla fondazione di Alleanza Nazionale, che tra l’altro vide la luce proprio nella sede del Sindacato Libero Scrittori. Nell’ultima parte della sua vita si trasferì a Todi, dove poi morì all’età di 72 anni. Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerose onorificenze e premi letterari, e gli è stato dedicato un Centro Studi e Ricerche a San Lorenzo del Vallo, diretto da Pierfranco Bruni, che tra l’altro fu l’autore dell’articolo in sua memoria il giorno dopo la sua morte sul Secolo d’Italia.

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