“Via della Seta”, opposizioni all’attacco, monito Usa. Salvini: sì ad accordi ma nell’interesse nazionale

domenica 10 marzo 18:34 - di Redazione

L’accordo fra Italia e Cina sulla “Via della Seta” non sarà motivo di dissidio all’interno del governo, ma “mi basta che venga tutelato l’interesse nazionale, soprattutto quando si parla di telecomunicazioni e dati sensibili, perché mettere i dati e le informazioni di milioni di italiani in mano ad altri è cosa molto delicata e quindi bisogna pensarci cinque volte”. Lo ha detto il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, a margine dell’ultima giornata della scuola politica della Lega.

Diversa la posizione di Forza Italia. ”Confrontarsi con la Cina è inevitabile, arrendersi alla sua egemonia è da irresponsabili. Il governo italiano si appresterebbe a firmare una intesa che giustamente l’Unione Europea e gli Stati Uniti giudicano con molta severità. Ci metteremmo in ginocchio davanti al colosso cinese. Giustamente Silvio Berlusconi in questo avvio di campagna elettorale europea, facendo appello a un sovranismo europeo, denuncia i pericoli di una egemonia cinese”, dichiara infatti Maurizio Gasparri. “Molti ritengono – aggiunge – che quello sia un mercato importante anche per i nostri prodotti, in parte ciò è vero. Ma la potenza cinese dispiegata in Italia rischia di portarci ad accordi vantaggiosi soltanto per loro. Aziende cinesi fanno dumping, ovvero concorrenza sleale, praticando prezzi bassi per espugnare mercati”. “Le autorità europee – prosegue il senatore azzurro – che sono tanto attente a mettere al bando gli aiuti alla concorrenza non dicono nulla di fronte all’invadenza di colossi pubblici cinesi, che hanno a disposizione capitali sterminati e possono anche permettersi di agire per qualche anno in perdita su questo o quel mercato per conquistarlo totalmente”. Firmare un’intesa in queste condizioni è da irresponsabili”. “Apririsi al confronto internazionale è doveroso, mettersi in ginocchio davanti a potentati che intendono colonizzarci è inaccettabile. Di questo bisogna parlare anche in parlamento prima di qualsiasi scelta da parte del governo. Tenendo conto delle preoccupazioni internazionali ma soprattutto degli interessi dell’Italia. Ed è per questo -conclude- che proporrò una specifica iniziativa, per evitare che vengano fatte delle scelte senza un libero confronto democratico nel parlamento della Repubblica Italiana”.

Ma Luigi Di Maio difende gli accordi: “Ieri ho sentito dagli Stati Uniti lanciare un allarme sull’accordo sulla Via della seta che l’Italia vuole firmare con la Cina. Noi siamo alleati degli Stati Uniti e rispettiamo tutte le preoccupazioni, ma sia chiaro: se stiamo guardando alla Via della seta verso la Cina è per le nostre esportazioni, non per fare accordi politici con la Cina. E solo per aiutare le nostre aziende a esportare il made in Italy, le nostre eccellenze, il nostro know-how in un mercato che in questo momento ce lo chiede e verso il quale noi dobbiamo mai andare”. Lo ha detto il vicepremier e ministro del Lavoro intervenendo al Villaggio Rousseau.

Washington già ieri si era mostrata allarmata: “L’Italia così si separa dal resto del G7 e consente alla Belt and Road Initiative di penetrare in Europa nel momento sbagliato perché lo sforzo cinese di condurre la sua diplomazia del debito non sta funzionando”. Così fonti della Casa Bianca esprimono, in un colloquio con La Stampa, la preoccupazione di Washington per il fatto che “quando il presidente Xi visiterà Roma l’Italia firmi la Belt and Road Initiative, perché legittimerebbe un progetto politico, inviando un messaggio sbagliato a Pechino”. “L’Italia è un Paese del G7, uno degli alleati più stretti e di lunga data degli Usa, è un importante player economico e un brand globale” continuano le fonti Usa sottolineando che “firmando la Bri darebbe un sostegno ufficiale ad u approccio che sta avendo un impatto negativo sulla governance economica globale”. Per Washington infatti l’obiettivo di Pechino è quello ottenere “il timbro di approvazione di un governo” che “legittimerebbe questo approccio allo sviluppo economico che è antitetico a quello del mercato e del settore privato”. Per la Casa Bianca l’obiettivo di Pechino non sarebbe quindi economico ma geopolitico: “la ragione per cui vuole che l’Italia firme è ottenere una vittoria politica per un’iniziativa che sta perdendo legittimità ovunque, anche nella stessa Cina. Se possono farlo con un membro del G7, rompendo la solidarietà nella Ue ed allontanando gli Usa dai loro alleati tanto meglio”, insistino le fonti citate affermando che l’adesione alla Bri minerebbe la collaborazione tra aziende americane ed italiane e “l’interoperatività della Nato”.

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