Tav, Di Maio teme la crisi e invoca la pace: «Se governo è unito, la soluzione si trova»

venerdì 8 marzo 17:50 - di Niccolò Silvestri

Era l’unica cosa che sulla Tav potesse fare e l’ha fatta: aggrapparsi al contratto di governo a suo tempo stipulato con Matteo Salvini e richiamare questi ad onorarlo. Tuttavia, i toni scelti da Luigi Di Maio nella conferenza stampa convocata a Palazzo Chigi sono apparsi tutt’altro ultimativi. Anzi, sono risultati decisamente dimessi, in qualche passaggio persino imploranti. A conferma che il  limite del doppio mandato condiziona il capo politico del M5S molto più del doppio forno in uso al leghista sulle alleanze. Persino la provocazione di Salvini («vedremo chi, tra me e Di Maio, ha la testa più dura») viene quasi lasciata cadere: «Non è questione di testa dura, non siamo bambini. Qui bisogna sedersi a tavolo e evitare di vincolare i soldi degli italiani». Ragione per cui, ad avviso di Di Maio, «il governo deve andare avanti» e «il contratto di governo deve essere rispettato».

Appello di Di Maio a Salvini: «Restiamo compatti»

Nel corso della conferenza stampa, il capo politico dei 5Stelle ha cercato di smussare gli angoli fino a definire«un passaggio marginale» il dossier Tav che ha portato il governo giallo-verde sull’orlo della crisi, deducendone che sarebbe «da irresponsabili» arrivare per questo a «mettere a rischio un governo». E poi, rivolgendosi direttamente agli elettori leghisti: «Vi sareste arrabbiati se avessimo messo in discussione la legge sulla legittima difesa?». Sottinteso: ora tocca a voi accontentare noi, per cui «quello che c’è nel contratto si porta a casa». Già, ma come senza che nessuno, tra Salvini e Di Maio, perda la faccia?

Tav, lunedì scade il termine di pubblicazione dei bandi

Il vicepremier grillino sa di camminare sulle uova, tanti sono gli attori e gli interessi in gioco a rendere disperata la sua posizione sulla Tav. Apposta, con riferimento alla ridiscussione dell’infrastruttura, ha parlato di «processo complesso» che «non è atto unilaterale» dal momento che passa per «l’interlocuzione con altri Paesi». C’è da convincere la Francia, c’è da non irritare l’Ue, c’è da evitare penali e c’è da utilizzare i fondi europei. «Non vogliamo provocare – ha assicurato Di Maio -. Le soluzione tecniche sono a portata di mano, ma serve compattezza del governo». Per la verità serve anche tempo: il termine per la pubblicazione dei bandi scade lunedì. Guarda caso, il giorno scelto da Salvini per riprendere l’argomento. Ma Di Maio ha fretta e ha impegnato il fine settimane per trovare insieme all'”avvocatoConte il cavillo tecnico per bloccare la clessidra. Forse un decreto. «Sono allo studio tutte le soluzioni tecniche, ma qui è una questione di accordo, nemmeno di prove di forze», è l’annuncio conciliante prima della conclusione: «Se c’è accordo si fa tutto».

Commenti

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  • Mauro Collavini 12 marzo 2019

    Non sono d’accordo. Non è che bisogna accontentare questo o quello bensi se l’opera è utile e vantaggiosa va fatta ed io sono per il farla altrimenti meglio chiudere e pensare ad altro. La legittima difesa ci voleva anzi è stata alquanto annacquata, tant’è vero che comunque qualcuno ultimamente è entrato nelle patrie galere. Togliere o diminuire i vitalizi è cosa buona per cui bisogna continuare su questa linea. Non credo che si arriverà allo scioglimento del governo, anche perchè se si arrivasse sia M5s sia la Lega perderebbero consensi ed il popolo italiano, che per la prima volta dopo decenni vede un esecutivo che cerca di fare i suoi interessi, perderebbe una buona occasione per rifarsi verso i ladri che ci hanno governato in passato

    • Francesco Storace 12 marzo 2019

      diciamo che si può pensarla anche esattamente al contrario

  • ADRIANO AGOSTINI 9 marzo 2019

    D’accordo al 1000 x 1000. Se cade il governo diamo via libera al PD, e questa volta colpevolmente (non c’è Napolitano che tenga). Il PD con la sua tracotanza e incapacità. Spero tanto che Salvini decida con saggezza.

    • Francesco Storace 10 marzo 2019

      Ma quale Pd…