Storia di Giovanni Berta, buttato di sotto e ucciso dai comunisti. Proprio come Francesco Cecchin

sabato 2 marzo 15:33 - di Antonio Pannullo

Le analogie tra Giovanni Berta, il fascista fiorentino assassinato in maniera particolarmente efferata a Firenze nel 1921 dai comunisti, e Francesco Cecchin, il giovane missino 17enne ucciso a Roma nel 1979, sono davvero parecchie: la più importante è che i colpevoli non sono mai stati presi. L’hanno fatta franca. Entrambi i giovani, poi, sono stati buttati di sotto senza pietà, probabilmente dopo essere stati storditi, dagli avversari politici. In tutti e due i casi, poi, i giovani erano da soli mentre i comunisti erano in parecchi. C’è anche un’altra similitudine: a entrambi i giovani fu sono dedicate altrettante canzoni, nate spontaneamente per ricordare il loro sacrificio. Oltre mezzo secolo distanzia i due omicidi, uno nel 1921 l’altro nel 1979, ma il metodo è sempre lo stesso: isolare il “fascista”, o considerato tale, e ucciderlo senza esitazione. È il metodo dei comunisti, prima del fascismo, durante il fascismo, durante la guerra civile, e dopo la guerra; infine, anche durante gli anni di piombo. E anche oggi c’è chi risolverebbe le controversie politiche nello stesso modo, facendo fuori il fascista di turno.

Berta fu il primo martire fascista della storia

Chi era Giovanni Berta? Oggi lo si è dimenticato, ma il 27enne fiorentino fu probabilmente il primo martire fascista della storia, il fascismo infatti era ancora di là da venire. La sua morte colpì gli italiani, perché avvenne in circostanze terribili: mentre attraversava il ponte sospeso, oggi ponte alla Vittoria sull’Arno portando a mano la sua bicicletta, Giovanni, detto Gianni, fu intercettato e accerchiato da un gruppo di attivisti comunisti armati, che gli chiesero se fosse fascista. Lui non negò, e fu subito aggredito a calci, pugni, colpi disponga. Infine fu buttato dalla balaustra del ponte nell’Arno in piena. Il giovane si aggrappò disperatamente alla spalletta, ma gli aggressori gli spaccarono le dita con le scarpe e lo colpirono alla testa con un oggetto di ferro. Il giovane precipitò nell’Arno e fu ritrovato cadavere il giorno successivo. Sul fatto che fosse svenuto per i colpi ricevuti non ci sono dubbi, perché Berta era un nuotatore provetto – era stato anni in Marina – e poi in quel punto il fiume è poco profondo. I colpevoli, come detto , non furono mai identificati. Va detto che da alcuni giorni a Firenze era in corso una autentica guerra civile tra fascisti e comunisti: due giorni prima un corteo di fascisti era stato assaltato a colpi di pistola e di bombe a mano, causando la morte di un manifestante e di un carabiniere; i fascisti avevano reagito assaltando la sede della Cgil dei ferrovieri, uccidendo un certo Spartaco Lavagnini, comunista. Il giorno dopo l’assassinio di Berta, intervenne l’esercito e riportò l’ordine a Firenze.

Berta ricordato come esempio durante tutto il Ventennio

Per le modalità del massacro, per il fatto che fu il primo ucciso, per la giovane età, per il suo impegno politico, Giovanni Berta divenne un’icona del fascismo e uno dei protagonisti del martirologio fascista: Mussolini mandò alla tomba di Berta una pietà cinquecentesca di Baccio Bandinelli in occasione del ricordo dei fascisti uccisi a Firenze, che furono in tutto 27; inoltre a Berta fu dedicato il nuovissimo stadio di Firenze, realizzato da Pierluigi Nervi, diverse scuole e strade in tutta Italia gli furono dedicate. Dopo la guerra, ovviamente, lo stadio fu ribattezzato comunale e nel 1993 Artemio Franchi, nell’ottica di quella damnatio memoriae con cui il regime antifascista ha tentato – senza riuscirsi – di cancellare le vestigia del fascismo. Berta durante tutto il Ventennio fu ricordato degnamente in ogni occasione dallo Stato, e ancora oggi alcune vie, poche, gli sono rimaste dedicate. Anche a Francesco Cecchin, dopo molti anni si è riusciti a far dedicare un giardino e un monumento nel luogo dove fu ucciso, a piazza Vescovio a Roma. Infine, una curiosità: sui tombini ancora oggi esistenti in molte parti d’Italia, anche a Roma, vi è la scritta “Fonderie Giovanni Berta – Firenze”, perché la famiglia di Berta possedeva una piccola azienda metallurgica in località Le Cure a Firenze (che tra l’altro in quei giorni fu occupata dagli operai comunisti). La riproduciamo nella foto.

Commenti

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  • Fuccini Daniele 3 marzo 2019

    I morti sono sempre morti e’ vero ma io penso a quelli venuti dopo e non sono 2….!!! Ho detto tutto…!!!

    • Francesco Storace 5 marzo 2019

      certo