Reddito di cittadinanza, corsa a ostacoli. Troppe le incognite: ecco i 10 punti critici

venerdì 1 marzo 11:09 - di Fabio Marinangeli

I moduli ci sono già, i punti interrogativi non sono stati ancora cancellati. E pesano come un macigno. Il 6 marzo il reddito di cittadinanza prenderà il via e fino al 31 marzo tutti i potenziali beneficiari potranno fare domanda alle Poste, nei Caf oppure telematicamente tramite l’apposito portale. Quanto ai tempi, l’Inps assicura che non ci sarà alcun ritardo e che l’Istituto sarà in grado di trasmettere alle Poste il flusso degli ordinativi di accreditamento sulle card già dal 15 aprile. Alcuni nodi però, come quello dei navigator o dei centri di assistenza fiscale, restano ancora da sciogliere.

1 – I Navigator. Punto critico è quello relativo ai navigator, i tutor incaricati di seguire i beneficiari del sussidio nella ricerca di un’occupazione, che dovrebbero essere assunti da Anpal Servizi con dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa in prospettiva di una stabilizzazione. Per assumere la platea di 6mila persone a livello nazionale, serve però un’intesa con le Regioni. Intesa che ancora non è stata trovata. Dopo l’incontro al Mise tra gli assessori al Lavoro e il ministro dello Sviluppo e del Lavoro Luigi Di Maio, i nodi sulle funzioni e le assunzioni dei navigator restano. Al Senato, intanto, è stato approvato un emendamento secondo cui non servirà un’intesa ma basterà un parere delle regioni sulle assunzioni dei navigator. Per il coordinatore vicario degli assessori regionali al Lavoro Claudio Di Berardino «è una chiusura, non si vuole trovare un accordo e questo è profondamente sbagliato – afferma – soprattutto davanti alla disponibilità che le regioni hanno dato perché ai cittadini e alle persone che hanno bisogno vanno date risposte».

2 – Caf. Nota dolente anche la questione della convenzione con i Caf, che non è stata ancora sottoscritta tra gli stessi centri e l’Inps. Dal 6 marzo, quindi, gli interessati rischiano di non poter contare sull’aiuto dei centri di assistenza fiscale. «Non possiamo accettare le domande» per accedere al reddito di cittadinanza, ha spiegato qualche giorno fa il coordinatore della Consulta nazionale dei Caf, Massimo Bagnoli, sottolineando che «manca la convenzione con l’Inps e i 20 mln stanziati dal governo sono insufficienti». Quindi, «pur volendo ad oggi i Caf non potrebbero occuparsi delle domande del reddito di cittadinanza».

3 – La privacy – Sembra risolta, invece, la questione privacy. Dopo i rilievi dell’Autorità garante della protezione dei dati personali, il Senato ha approvato un emendamento del governo secondo il quale i controlli relativi alle spese effettuate con le card del reddito di cittadinanza saranno effettuate «mediante il monitoraggio dei soli importi». La proposta di modifica stabilisce che le modalità dei controlli dovranno essere fissate «di concerto con il Garante per la protezione dei dati personali, da adottare entro tre mesi dalla data dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono stabilite le modalità con cui, mediante il monitoraggio dei soli importi complessivamente spesi e prelevati sulla Carta Rdc».

4 – L’assegno – La Lega puntava a una durata dell’assegno di 18 mesi. Ma nella versione attuale è possibile un rinnovo, previa sospensione di un mese. Sospensione che non è prevista nel caso della pensione di cittadinanza.

5 – Poste in tilt. Per ora è solo un’ipotesi ma molto concreta: con la platea potenziale di 5 milioni di beneficiari c’è il rischio che gli uffici postali possano essere presi d’assalto, così come i Caf. Difficile immaginare che tutta questa gente, recandosi in massa alle Poste o sul sito dedicato alla misura o nei centri di assistenza fiscale possa generare file e caos.

6 – Patto per il lavoro – Quando si ottiene il via libera al sussidio entro 30 giorni il beneficiario viene convocato al centro per l’impiego dove sottoscrivere il patto per il lavoro. Per definire le linee guida del patto, però, oltre a un’intesa con le Regioni serve un decreto ad hoc.

7 – Svantaggiate le famiglie numerose – A lanciare l’allarme è l’Upb, l’Ufficio parlamentare di bilancio: la scala di equivalenza adottata dal reddito di cittadinanza svantaggia le famiglie numerose. «Se il beneficio medio in una famiglia con un solo componente è pari 3.423 euro questo scende a 1864, per singolo componente, per famiglie con più di 4 componenti», ha spiegato il presidente Giuseppe Pisauro sottolineando come invece la povertà sia più diffusa tra le famiglie più numerose. I monocomponenti infatti, annota ancora l’Upb, sono pari all’84% del totale dei poveri assoluti (4,4% l’incidenza dei beneficiari, contro un’incidenza della povertà assoluta del 5,2 per cento) rispetto a circa il 77% (13,7 per cento, contro il 17,8%) per i nuclei con più di quattro componenti.

8 – Boom costi.  L’Istat parla chiaro: il costo a regime del reddito di cittadinanza potrebbe attestarsi a 6,6 miliardi di euro l’anno, per un totale di 1,308 milioni di famiglie coinvolte. Al Mezzogiorno potrebbero essere interessate alla misura 752 mila famiglie, il 9% del totale delle residenti (su un 10,3% in stato di povertà), una percentuale assai superiore a quella delle famiglie coinvolte al Centro (il 4,1%, pari a 222 mila famiglie) e al Nord (333 mila, ovvero il 2,7%). In totale il reddito potrebbe riguardare 2,706 milioni di persone, con un importo medio per famiglia di 5.045 euro, più alto al Sud (5.170 euro) e più basso al Centro (4.912 euro) e al Nord (4.837 euro). Il 47,9% dei possibili beneficiari della misura, secondo l’Istituto, apparterrebbe a famiglie monocomponente, ovvero 626 mila persone.

9 – Furbetti. Mentre la Sicilia annuncia tempi duri per i furbetti, con la creazione di una black list di chi ha manifestato propensione a intercettare provvidenze pubbliche simulando il suo stato economico, verificare quali spese vengono sostenute con il prelievo in contanti (tra cui potrebbe rientrare il gioco d’azzardo) è un altro paio di maniche.

10 – Sud contro Nord. Si rischia di avere un’Italia divisa a metà con il reddito di cittadinanza. Stando almeno alla fotografia scattata dall’Upb. Il 56% per cento dei nuclei beneficiari, secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, è residente al Sud e nelle isole, mentre circa il 28 per centro è residente nel Nord. «A fronte di un elevata copertura della povertà a livello nazionale (72,5% rispetto alla platea potenziale dei nuclei familiari, 71,4% del totale degli individui), l’allineamento tra Reddito di cittadinanza e povertà varia considerevolmente tra le diverse aree geografiche» il rilievo mosso dall’Upb.

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