La replica femminista al Congresso delle famiglie: «Ai feti di gomma preferiamo i falli di gomma»

sabato 30 marzo 12:44 - di Viola Longo

All’indomani dell’apertura del Congresso mondiale delle Famiglie, nella seconda giornata dell’assise, a catalizzare l’attenzione di media e detrattori è ancora il gadget a forma di feto. Un dettaglio che è stato sventolato come “prova” dell’«oscurantismo» e, finanche, dell’«orrore» che emanerebbe dall’appuntamento. E che, soprattutto, è un utile diversivo per distrarre dai contenuti, tanti sgraditi alla sinistra e a quel mondo femminista che crede nel riconoscimento dei diritti di tutti (o quasi), ma non in quelli di una vita che sta per nascere.

La femminista che preferisce «i falli di gomma»

Quale sia, del resto, lo spessore delle critiche e delle obiezioni poste lo ha ampiamente sintetizzato una militante che stamattina si è appostata davanti al palazzo che ospita il congresso. Con sé aveva un cartello sul quale si leggeva: «Ai feti di gomma preferiamo i falli di gomma». E poco importa che il leader del Family day, Massimo Gandolfini, abbia spiegato il senso di quel gadget. «Fa parte della realtà. Nel 1978 si credeva che il feto fosse un ammasso di cellule. Adesso c’è l’ecografia tridimensionale e si sa che non è così. Il gadget è per dire agli altri, che non hanno questa sensibilità, “guardate che non stanno così le cose”», ha chiarito Gandolfini, che ha liquidato le polemiche sulla partecipazione della figlia alla contro-manifestazione sottolineando che proprio questa circostanza è «la plateale smentita della tesi che mi dipinge come un fascista». «Voglio essere chiaro: mia figlia  è libera di pensare e manifestare come vuole», ha affermato l’organizzatore del Congresso delle Famiglie.

La solita strategia di distrazione di massa

Dunque, il vero problema del gadget, anche al di là del suo utilizzo strumentale da parte del fronte anti-famiglie, potrebbe essere proprio che, per parafrasare Gandolfini, quel piccolo feto di gomma fa vedere come stanno le cose. E, infatti, suscita reazioni scomposte. «Fare come gadget un feto è semplicemente mostruoso», ha detto Laura Boldrini, impegnata nella contro-manifestazione, mentre per Monica Cirinnà il gadget dimostrerebbe «l’orrore che queste persone hanno per la vita». Livia Turco, poi, si è avventurata in un contorto ragionamento secondo il quale «il gadget è la dimostrazione del fatto che si è dimenticato il valore fondamentale della nostra Costituzione che parla di persona, mentre l’esaltazione della natura porta al suo esatto opposto, cioè alla mercificazione della persona». Quindi, se finora avevate pensato che a mercificare la persona fossero quelli dell’utero in affitto, sappiate che vi siete sbagliati: sono quelli che hanno fatto una gommina a forma di feto.

Il patriarca di Antiochia: «La rivoluzione sessuale fu fonte di degrado»

Siamo al solito sovvertimento della realtà da parte della sinistra, che non può tollerare che a Verona ci sia qualcuno che dice le cose come stanno. O, per lo meno, mette in discussione la vulgata, come fatto per esempio dal patriarca di Antiochia Ygnatius Joseph III. «La rivoluzione sessuale degli anni ’70 ha voluto fare credere ai giovani che erano liberi, che potevano avere solo il piacere», ha detto il religioso siriano, sottolineando che «la rivoluzione sessuale fu fonte di degrado, portando a tanti suicidi che in quegli anni furono oltre 70mila negli Stati Uniti». Una contestazione che rischierebbe di aprire un dibattito serio e, per certi, scivoloso. Meglio dunque pensare ai feti di gomma e replicare coi falli di plastica.

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