Immigrazione: a marzo Salvini deve avere il coraggio di dare la zampata. Ecco come

sabato 2 marzo 6:00 - di Francesco Storace

Gli scafisti si possono sterminare, approfittando di una scadenza di fine marzo. Basta la volontà politica. Sul tema del contrasto all’immigrazione clandestina, Salvini sicuramente sa il fatto suo. Ma ci vuole una zampata. E tentiamo di suggerirla.
Come è noto praticamente a tutti, una soluzione per evitare l’arrivo nei nostri porti di valanghe di disperati a bordo financo delle navi della Guardia Costiera, potrebbe esserci. Il blocca navale. Fu praticato da Prodi per l’Albania, ma sembra vietato parlarne per la Libia. Da mesi Giorgia Meloni ne chiede il motivo.
Dalle parti del governo si farfuglia che sarebbe una specie di dichiarazione di guerra. Che la ministra Trenta non gradisce. E che l’Europa non vuole.

Proseguire Sophia?

Balla, invece, clamorosa balla. Ci aiuta a scoprirla il solito, infaticabile deputato di Fdi Andrea Del Mastro, forse l’unico parlamentare ad aver letto la relazione del ministro Savona alle Camere sulla partecipazione dell’Italia alle attività dell’Ue. Ieri, senza smentita seria da alcuno, in quel documento abbiamo già visto la stravagante idea di un sostegno italiano all’allargamento dell’Europa alla Turchia. Ora, leggiamo pure che l’Italia è favorevole alla prosecuzione della missione militare EunavForMed Sophia, partita nel 2015 per il pattugliamento del Mediterraneo e la caccia ai trafficanti di uomini che campano sull’immigrazione clandestina. E’ sempre il Savona pensiero.
Ma come? Avevamo letto da qualche parte che Salvini voleva rovesciare tutto e adesso quest’altra sorpresa? Eppure il ministro dell’interno aveva ragione. Perché questa storia del porto sicuro cui indirizzare i migranti, unita al punto di primo imbarco previsto dal trattato di Dublino, destina tutti all’Italia. Non si può fare, dice il buon Matteo, anche a costo di far imbestialire Roberto Fico contro il punging ball chiamato Luigi Di Maio. Che ha in casa quelli che vogliono il nostro paese meta dell’immigrazione da tutto il mondo. Quelli che sognavano il global compact che Fratelli d’Italia alla Camera gli ha ridotto a coriandoli.
Ma proprio la missione Sophia ci può aprire uno spiraglio, se Salvini coglie l’attimo. Il 31 marzo scade la proroga dell’operazione che fu decisa dal Consiglio d’Europa il 21 dicembre dello scorso anno. Se si vuole rinegoziare, quella è la sede. Il sì di tre mesi fa da parte del governo Conte a proseguire la missione non può certo essere eterno e senza condizioni.

Passare alla Fase 3

In questo momento Sophia è nella  Fase 2 dell’operazione, durante la quale la Task Force procede, nel rispetto del diritto internazionale, a fermi, ispezioni, sequestri e dirottamenti di imbarcazioni sospettate di essere usate per i traffici sull’immigrazione o la tratta di esseri umani. Tale fase è stata a sua volta suddivisa in una fase in alto mare, attualmente in corso, ed una in acque territoriali libiche, che potrà iniziare a seguito di una Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e dell’invito del relativo Stato costiero.
Ma quella più importante è la Fase tre, rispetto alla quale ci muoviamo con almeno due anni di ritardo. E’ l’alternativa accettabile – anche perché prevista proprio dall’Europa – al blocco navale. Dicono i documenti ufficiali: la fase 3 è volta “a neutralizzare le imbarcazioni e le strutture logistiche usate dai contrabbandieri e trafficanti sia in mare che a terra e quindi contribuire agli sforzi internazionali per scoraggiare gli stessi contrabbandieri nell’impegnarsi in ulteriori attività criminali”. L’Italia deve pretendere l’avvio di questa fase. Senza alcun indugio. E’ qui che il ministro dell’Interno deve tirare fuori gli attributi.

Commenti

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  • GAETANO 2 marzo 2019

    Salvini ,il nordsudista,potrebbe approfittare dell’aereo di Renzi rimasto a sua disposizione per rimpatriare non dico tutti gli immigrati clandestini ma almeno una piccola parte di essi.Aveva dato la sua parola che sarebbe successo.A Napoli quelli come lui li chiamano QUAQQUARAQUA’.