Codice Rosso, Bongiorno risponde agli attacchi: «Rivendico ciò che ho detto»

domenica 31 marzo 19:33 - di Giorgia Castelli

Giulia Bongiorno, dopo aver spiegato la norma Codice Rosso che obbliga un pm o un pg ad ascoltare entro tre giorni una donna che denuncia una violenza, era stata travolta dalla polemiche. Ora il ministro vuole fare chiarezza. In un tweet poi cancellato, il ministro per la Pubblica amministrazione aveva scritto che quei tre giorni servono a stabilire “se si ha a che fare con un’isterica o con una donna in pericolo di vita”. E, come riporta il Corriere, era stata proprio la parola “isterica” a provocare le polemiche. Il ministro della Pubblica amministrazione torna su quel termine, isterica, che ha scatenato un putiferio e spiega: «Il termine non è mio. Moltissimi detrattori della norma Codice Rosso che ho incontrato sulla mia strada, nell’insistere sulla tesi secondo cui molte delle donne che denunciano una violenza in realtà non l’hanno subita, citano sempre quella parola. “E se è un’isterica?”, “Perdiamo tempo a causa di un’isterica?”, cose così. Per me, tutte le donne che denunciano una violenza vanno sentite entro tre giorni, poi si vede se chi denuncia dice la verità o calunnia».

Giulia Bongiorno e le polemiche

E poi ancora: «Isterica fa parte del mio vocabolario solo come citazione altrui. Ma lo userò tra virgolette spiegando che Codice Rosso serve per appurare in tempi rapidi se una donna che denuncia una violenza è in pericolo di vita oppure, come dicono i detrattori della norma, “un’isterica”».

Le polemiche poi si sono moltiplicate quando il ministro ha parlato di castrazione chimica per i condannati per violenza sessuale con pena sospesa. «La gente mi chiede per strada “ma tu vuoi castrare le persone?”. Io non voglio castrare nessuno. Sono per la castrazione chimica come lo è la commissione anti tortura del Consiglio d’Europa. E cioè a tre condizioni: che il reo lo accetti, che ci sia il consenso informato, che il trattamento non sia irreversibile».

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