Brexit, Bruxelles trema: il parlamento inglese strappa il timone della trattativa alla May

martedì 26 marzo 13:43 - di Giovanni Trotta

Situazione sempre più intricata per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea: secondo Bruxelles, l’ipotesi più probabile è che Londra esca dalla Ue senza accordo. Il premier britannico Theresa May starebbe pensando di convocare il 1922 Committee, il gruppo Conservatore alla Camera dei Comuni, per domani. Lo riporta Sky News. Secondo il Sun, May potrebbe annunciare domani la data delle sue dimissioni, ma la notizia non è confermata, anzi tutt’altro. Comunque, dopo la nuova sconfitta subita dalla May ieri (329 a 302), il Parlamento ha “preso il controllo” della Brexit, strappandolo dalle mani della premier e del governo. Spetta ora alla Camera dei Comuni, con una serie di “voti indicativi”, proporre delle alternative al piano negoziato dalla May, già bocciato due volte da Westminster. La stampa britannica sottolinea lo strappo costituzionale che si è consumato nella tarda serata di ieri sulla Brexit e che potrebbe ampliarsi se la premier, come ha lasciato intendere, decidesse di proseguire comunque per la sua strada, senza tenere conto delle indicazioni che usciranno dai Comuni. Secondo la prassi parlamentare britannica, l’iniziativa legislativa spetta al governo e i cosiddetti backbenchers, i deputati di maggioranza e opposizione che non hanno ruoli istituzionali nel governo o nel governo ombra, possono solo approvare o bocciare le proposte di legge presentate dall’esecutivo. Con la mossa di ieri, i Comuni hanno ribaltato questa tradizione, mettendo il governo nell’insolita posizione di dover subire l’iniziativa parlamentare.

Nell’emendamento sulla Brexit presentato dall’ex sottosegretario conservatore Oliver Letwin e approvato ieri, non è specificato l’esatto formato che i Comuni dovranno seguire nel procedere con i “voti indicativi”, ma è chiaro lo scopo: verificare se c’è un piano per la Brexit che possa mettere d’accordo la maggioranza del Parlamento. Sarà comunque lo speaker John Bercow a selezionare le varie proposte che verranno presentate dai deputati. I parlamentari dovranno poi indicare quale o quali opzioni per la Brexit sono pronti ad approvare. Stasera si saprà quali proposte – unione doganale con la Ue, accordo di libero scambio, ecc – otterranno il maggior numero di consensi. È anche possibile che si proceda ad un secondo round di votazioni lunedì. Il processo che si è messo in moto ieri sera, e i cui contorni non sono ancora ben definiti, non necessariamente romperà lo stallo nel quale governo e Comuni si trovano da settimane, ma indicherà verso quale direzione il Parlamento vuole andare. Spetterà alla premier decidere se raccogliere o meno queste indicazioni, che potrebbero portare a una nuova proroga dell’articolo 50 o a esiti finora imprevisti. Secondo molti analisti è probabile che il Regno Unito esca senza accordo dall’Europa, nel qual caso le conseguenze potrebbero essere imponderabili.

Dall’Italia commenta l’intricata e inedita situazione inglese sulla Brexit il Presidente della commissione Bilancio della Camera e esponente della Lega Claudio Borghi: ”Pure in un caos politico, l’economia della Gran Bretagna non è toccata. La disoccupazione è ai minimi, l’occupazione ai massimi, i salari sono in salita, la crescita è in linea con quella degli altri Paesi europei. Non hanno alcun problema di approvvigionamento perché la loro moneta li tutela, lo spread per loro ha un significato inesistente. La Gran Bretagna è importatore netto verso l’Europa, se andiamo a fare i fenomeni con i dazi, ci stiamo sparando nel piede, perché loro sono i nostri clienti e sono in una posizione di forza”, ha detto Borghi su Sky TG24, intervistato sulle possibili conseguenze della Brexit. Commentando poi la sua posizione su euro e Ue Borghi ha detto: ”io non sono mai stato contro l’Unione Europea, il mio problema è la moneta. Qualora uscissimo l’euro non sopravvivrebbe, quindi l’Unione Europea ritornerebbe allo stato pre-Maastricht. Ma so che non c’è né il consenso dal punto di vista dei voti necessari in Parlamento, sia non c’è forse il consenso del Paese”.

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