Berlusconi: «Salvini, attento, i 5S peggio del Pci. Gli elettori ti chiederanno il conto»

lunedì 11 marzo 16:09 - di Elsa Corsini

«Sono convinto che questo governo sia destinato a cadere per le sue divisioni interne, ma soprattutto perché sta portando l’Italia alla paralisi, alla recessione, a una crisi di una gravità assoluta». Silvio Berlusconi a Radionorba ribadisce le colpe dell’esecutivo e di Matteo Salvini, colpevole di aver scelto la parte sbagliata. «Ogni voto dato a Forza Italia è un voto che non solo darà un futuro diverso ai cittadini, ma avvicinerà anche la fine di questo governo che è il peggiore della nostra Repubblica», ha aggiunto il Cavaliere.

Quanto al vicepremier del Carroccio è convinto che prima o poi « gli elettori di centrodestra chiederanno conto anche alla Lega degli errori e dei fallimenti di questo governo, mi auguro davvero che Salvini cambi strada al più presto». Nell’intervista al direttore di Radionorba Notizie, Maurizio Angelillo, Berlusconi osserva ancora una volta che la Lega «dovrebbe essere espressione di una visione economica diversa, opposta a quella dei 5stelle: gli elettori della Lega, che sono anche i nostri elettori, ci avevano votato un anno fa sulla base di un programma che prevedeva quell’equazione dello sviluppo e del benessere che si concentra su meno tasse, meno burocrazia e su più infrastrutture». La politica economica è stata appaltata tutta a Di Maio e Toninelli, due persone su cui Berlusconi preferisce non dare giudizi, «mi chiedo sino a quando la Lega potrà permettersi di andare avanti in questa coabitazione innaturale».

«Esiste nel governo una componente di sinistra, questi 5Sstelle, che sono peggio della vecchia sinistra comunista, e loro si definiscono comunisti di strada per distinguersi da quelli che chiamano comunisti da salotto. che sono quelli del partito democratico – conclude l’ex premier – ma non hanno la competenza dei quadri del vecchio partito comunista che uscivano da una scuola politica di prim’ordine e poi molti di loro avevano governato province, comuni e regioni e sapevano così’era l’amministrazione pubblica».

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