8 Marzo verso la parità. Con il mondo islamico, dove le donne sono sottomesse?

mercoledì 6 marzo 9:36 - di Armando Manocchia

Si è vero, stiamo andando, anzi, stiamo raggiungendo la parità, ma con il mondo islamico, dove le donne sono considerate poco o niente, dove per legge valgono meno degli uomini, dall’eredità alle testimonianze in tribunale. Ma almeno, loro hanno la sfacciataggine di dichiararlo apertamente. Noi invece continuiamo a mistificare, a prenderci in giro con la parità di genere, la parità dei diritti e balle varie. E mentre ci raccontiamo queste balle, regrediamo sempre più. L’integrazione è una menzogna raccontata agli utili idioti che, credendosi progressisti per dono divino, sono del tutto incapaci di vedere che i furbi hanno importato qui gli orrori da cui fingevano di fuggire.

Stiamo raggiungendo la parità, ma col mondo islamico. Ormai faccio fatica a vedere differenze con quel mondo dove le donne sono sottomesse ai maschi misogini e padroni e dove, per non eccitare i bipedi maschilisti (altro che religione), devono coprirsi con il velo o con il burqa, o quant’altro serve a mascherare le fattezze del corpo femminile. Quel mondo di depravati dove le bambine vengono date in spose (in Yemen addirirttua a 3 anni, al fine di comprare cibo), vengono infibulate, dove viene praticato il breast ironing, lo stiramento del seno, o dove le ragazzine vengono allevate all’ingrasso, come si fa coi polli in batterie, fino ad arrivare ad almeno 100 kg per essere più attraenti nei confronti degli umanoidi di sesso maschile.

La regressione culturale dell’Europa, ormai scivolata verso la barbarie, è sotto gli occhi di tutti, anche se taluni, per comodità o per ottusità, fingono di non vedere. Non noto piu’ tante differenze tra il mondo islamico e il nostro, dove le donne vengono umiliate, maltrattate, abusate, violentate, stuprate un giorno sì e l’altro pure. Non vedo differenze tra i maschilisti che impongono il velo e le finte femministe che lo difendono vaneggiando di “scelta di libertà”, malgrado tante donne, anche giovanissime, siano state umiliate, accoltellate, picchiate, minacciate di morte, e segregate perché si sono rifiutate di indossarlo.

Per non parlare dell’Unione europea, che da una parte si finge paladina dei diritti delle donne e della parità di genere, e dall’altra è ipocritamente alleata con le monarchie islamiche piu’ misogene del pianeta. Difficile dimenticare la Mogherini mentre confessa candidamente che “l’islam è nel presente e nel futuro dell’Europa!”

In Italia, ogni 2 giorni e mezzo una donna viene UCCISA. Inoltre, si perpretano continuamente e costantemente violenze di ogni tipo, da quella fisica a quella psicologica. Da quella professionale a quella economica. Un mondo ‘occidentale’ di M, dove la M non sta solo per ciò che è facile immaginare, ma sta per Maschilista e per Misogino, parimenti a quanto avviene nel mondo islamico.

Nessuno ha la ricetta per invertire questa deriva. Certo è che non possiamo risolvere i problemi di tutti e allora ognuno deve guardare nel proprio orticello. In Italia non bastano l’8 marzo e il 25 novembre, non bastano le associazioni che dicono di battersi a difesa delle donne ma che spesso e volentieri battono solo cassa. Bisogna riconoscere che, fino a questo momento, la grancassa mediatica pseudo-femminista, guidata da persone incapaci o inadatte al ruolo, ha fallito di brutto.

E’ inoltre deleterio e ridicolo pensare di contrastare il maschilismo imperante, culturale e istituzionale, con le boldrinate, per esempio coniugando le parole maschili al femminile, nell’infantile illusione che si possa risolvere un problema cambiando nome o genere alle parole del dizionario. Il politicamente corretto infatti, oltre a uccidere la libertà  di espressione, ha anche l’obiettivo di modificare la percezione della realtà, lasciando le cose esattemente cosa sono. Per i furbi è un affare perché, in questo modo, gli stolti creduloni si sentono gratificati e protetti, mentre sono doppiamente beffati.

In Italia, non servono altre leggi come dice la Bongiorno. E’ maniacale, è tutta italiana questa mania di legiferare per affrontare e risolvere un problema. Non a caso siamo il Paese che, da solo, ha più leggi di tutti gli altri Paesi europei messi assieme. Ciò che serve, senza se e senza ma, è APPLICARE le leggi che ci sono, ma serve soprattutto, la CERTEZZA della pena. A cosa serve spingere una donna a denunciare se poi il GIUDICIUME emette sentenze al limite della misoginia? Serve solo a mettere le donne piu’ in pericolo di quanto già non lo siano. A che serve denunciare se la vittima poi non viene tutelata, protetta dal suo aguzzino, che talvolta viene solo denunciato o al massimo posto agli ‘arresti’ domiciliari?

Serve INASPRIRE LE PENE E GARANTIRE LA CERTEZZA DELLA PENA. Il resto son balle a spese della Donna e dell’onestà intellettuale, per chi ce l’ha.

Commenti

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  • giovanna 6 marzo 2019

    Inviate l’articolo alla Boldrini e compagnia.

    • Francesco Storace 6 marzo 2019

      giusto

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