Strage di Bologna, ex-generale Sisde smentisce giudice: indagato per depistaggio

mercoledì 13 marzo 17:55 - di Massimiliano Mazzanti

Riceviamo da Massimiliano Mazzanti e volentieri pubblichiamo:

Caro direttore,

Pagina inquietante, quella scritta stamane all’udienza del processo contro Gilberto Cavallini dove si è appreso che un ex-alto ufficiale del Sisde, il generale in pensione Quintino Spelta, che ha smentito un giudice, l’ex-magistrato di sorveglianza, Giovanni Tamburino, è stato indagato per depistaggio. Una vicenda che conferma, purtroppo, i peggiori dubbi che si sono via via che si sono addensati su questo nuovo procedimento per la strage di Bologna.

Lo scorso 30 gennaio fu convocato in aula il giudice Giovanni Tamburino, chiamato dai giudici a riferire cosa ricordasse delle dichiarazioni di Vettore Presilio, un pregiudicato che, a metà luglio del 1980 – poco prima della strage di Bologna – detenuto a Padova, avrebbe confidato al magistrato di sorveglianza dell’epoca, appunto Tamburino, la possibilità che, verso il settembre di quell’anno, sarebbe stato compiuto un attentato ai danni di un giudice, preceduto da un altro attentato di cui, dopo l’esecuzione, di certo «avrebbero parlato i giornali».

Tamburino, in aula, ha confermato, un mese fa, di aver raccolto questa confidenza e di averne parlato con l’allora capocentro del Sisde di Padova, Quintino Spella, aggiungendo, tuttavia, di non aver in mano alcuna traccia materiale – una lettera, un appunto, uno scritto di qualsivoglia natura – che certificasse questo colloquio avuto con l’alto ufficiale del Servizio Segreto Civile.

L’interlocuzione tra Tamburino e Spella sarebbe avvenuta, ovviamente, prima del 4 agosto 1980, data in cui, dopo l’attentato alla stazione di Bologna, Tamburino scrisse agli inquirenti del capoluogo emiliano, informandoli della circostanza.

Ovviamente, data la delicatezza del tema, il 30 gennaio scorso, i difensori di Cavallini, imputato nel nuovo processo attualmente in corso, chiesero e ottennero che fosse convocato Spella, affinché confermasse o meno il racconto di Tamburino.
E proprio oggi in aula era atteso l’alto ufficiale del Sisde. Un’attesa vana. Con singolare sincronia la Procura generale di Bologna che, pur nel diverso ambito del “filone mandanti”, di fatto sta indagando sugli stessi fatti oggetti del processo in corso, ha fatto sapere di aver già ascoltato Tamburino il 25 gennaio scorso, prima, dunque, che deponesse nel processo Cavallini.
Nell’ambito degli accertamenti che sta conducendo ha deciso di convocare e ascoltare Spella, a conferma delle parole del giudice Tamburino.
E cosa è accaduto? È accaduto che il novantenne ex-ufficiale del Sisde Spella, ormai generale in pensione, chiamato a deporre per “sommarie informazioni testimoniali” presso la Procura generale, ha, di fatto, smentito il giudice Tamburino, dichiarando di non ricordarsi affatto di quel colloquio che avrebbe avuto.

Ai magistrati della Procura generale di Bologna, l’ex-ufficiale del Sisde avrebbe anche detto che, data l’enormità della cosa, ne avrebbe conservata certamente memoria, se fosse avvenuta.

Peraltro, Spella avrebbe anche precisato ai magistrati della Procura generale che una legge dello Stato – norma del 1977 – proibiva espressamente (ora la questione è regolamentata attraverso la Presidenza del Consiglio e il Dis) che i funzionari di Sisde e Sismi intrattenessero qualsiasi tipo di rapporto diretto, per ragioni investigative, con i giudici italiani.

Ma, poiché le dichiarazioni del generale Spella non collimano con quanto asserito dal giudice Tamburino – la cui affidabilità testimoniale è, evidentemente, al di sopra di ogni dubbio per la Procura generale di Bologna – l’anziano ufficiale è stato immediatamente indagato per “depistaggio”.

Tutto ciò rende la situazione del processo Cavallini grottesca, se non inaccettabile. In primo luogo, per la situazione di disparità che si è creata tra difesa, accusa e parti civili le quale, essendo parti offese anche nell’inchiesta della Procura generale sui mandanti, possono dialogare con i magistrati e accedere, almeno parzialmente, a quegli atti istruttori, avvalendosene, magari, anche nel processo in corso.
Mentre i difensori di Cavallini non possono farlo.

In secondo luogo, nel caso specifico, solo perché il generale Spella del Sisde ricorda differentemente le cose rispetto al giudice Tamburino, viene indagato addirittura per depistaggio. E questo nonostante, per sua stessa ammissione, Tamburino ammetta di non poter più dimostrare oggettivamente le proprie dichiarazioni in maniera documentale.

Cosa bisogna desumere da tutto ciò? Forse che le testimonianze sono accettabili, nelle inchieste su Bologna, solo se sono a carico degli imputati? Forse che, a raccontare qualcosa che potrebbe sostanziare la difesa di Cavallini, comunque si può incorrere in qualche guaio?

Quel che è certo, è che ora Spella, indagato per gli stessi motivi, non può più deporre a Bologna, essendo stato costretto dagli eventi, in attesa che si chiarisca la sua posizione in Procura generale, ad avvalersi della facoltà di non rispondere al dibattimento in corso contro Cavallini.

In questo modo la Corte d’Assise di Bologna è stata posta in condizione di ascoltare la testimonianza di un magistrato, ma impedita nell’espletare sul punto l’unica verifica possibile. Che giustizia sarebbe mai, questa?

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