Tav, Toninelli dà i “numeri” per non farla. La Meloni: «Buffonata degna del M5S»

martedì 12 febbraio 13:45 - di Michele Pezza

Torino è lontana da Pescara, ma la distanza non ha impedito al capoluogo del Piemonte di pagare il conto delle elezioni  dell’Abruzzo. Un conto che s’annuncia tanto salato quanto bruciante è stata la sconfitta del M5S in quella regione. Sarà certo un caso, ma è un fatto che a neanche 24 ore da quel crollo elettorale, il ministro Danilo Tondelli si sia finalmente deciso a svelare i contenuti dell’ormai famosa analisi costi-benefici sulla Tav, il collegamento ferroviario veloce tra Torino e Lione, effettuata dalla task force del professor Ponti.

Toninelli pubblica i dati dell’analisi costi-benefici

Un saldo, manco a dirlo, negativo. Nel senso che, almeno secondo il Toninelli-pensiero esplicitato in una nota ufficiale, la Torino-Lione sarebbe più conveniente non farla che realizzarla. Il ministro grillino accenna a numeri «estremamente negativi, direi impietosi». Vediamoli: lo scarto tra i costi sostenuti in un trentennio e i benefici che ne deriverebbero sarebbe «di quasi 8 miliardi», forse «appena a 7 miliardi», concede magnanimo Toninelli, «se si considera uno scenario più “realistico” di crescita dell’economia, dei traffici e di cambio modale». Tutto deciso, dunque? Non proprio: «La decisione finale, come è naturale che sia, spetta ora al governo stesso nella sua piena collegialità», spiega il ministro. Com’era prevedibile, la sortita del ministro sulla Tav ha subito scatenato la polemica politica.

La leader di FdI: «Insultano l’intelligenza degli italiani»

Di «buffonata degna solo del M5S», parla Giorgia Meloni, favorevolissima al completamento dell’infrastruttura. «I grillini – scrive sul proprio profilo Fb la leader di FdI – non insultino l’intelligenza degli italiani, dicano semplicemente che sono contrari alla Tav e a tutte le grandi opere per ragioni ideologiche e ci risparmino queste prese in giro». Le fa eco un nome che sulla Tav conta molto a Torino: Corrado Alberto, presidente dell’Api (piccole imprese) e soprattutto animatore di un movimento per lo sviluppo che concentra ben 33 sigle. Lapidario il suo commento sui “numeri” dati da Toninelli: «Mi pare – attacca – si possa tranquillamente parlare di numeri risultato di un lancio di dadi». Difficile dargli torto.

 

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