Strage di Bologna, Giampaolo Stimamiglio disponibile a “collaborare”: non tutti gioiscono

martedì 19 febbraio 16:24 - di Massimiliano Mazzanti

Riceviamo da Massimiliano Mazzanti e volentieri pubblichiamo 

Caro direttore,

In attesa che riprenda il processo a carico di Gilberto Cavallini, sospeso fino al 6 marzo prossimo, si registrano alcune, inquietanti e anche grottesche novità. La più significativa, si è manifestata dalle colonne del “Corriere di Bologna” – edizione locale del quotidiano di via Solferino -, da cui s’apprende che il già singolare “collaboratore di giustizia” per le stragi di Brescia e Milano, Giampaolo Stimamiglio, sarebbe disponibile a deporre anche al processo bolognese. Il condizionale è d’obbligo, in quanto lo Stimamiglio – già convocato dalla Procura della Repubblica nel corso delle indagini preliminari, ascoltato e archiviato per l’inconsistenza delle sue dichiarazioni -, per dire ciò che saprebbe, pretende la restituzione della protezione e del sostegno economico che gli sarebbero stati accordati e poi tolti nel recente passato.

La moda dello “Scopitone” nei tribunali

Negli anni ’60 e ’70, qualcuno tentò di lanciare la moda, nei pubblici locali, dello “Scopitone” – una start di juke-box che trasmetteva non solo la canzone, ma anche un filmato dell’artista, sull’onda del successo dei “musicarelli” -, ma non ebbe la stessa fortuna che pare abbia avuto nei tribunali italiani a partire dagli anni ’80, dove spesso si sono incontrati personaggi che – “a gettone” – si dichiaravano in grado d’illuminare i più oscuri misteri italiani. Purtroppo – vedi i casi di Massimo Sparti, oppure di Angelo Izzo -, qualche magistrato ha ancheconcesso fiducia e credibilità a questo genere di “interpreti” della Giustizia nostrana.

I “cultori dei teoremi”

Però, nel caso di Stimamiglio, i “cultori dei teoremi” potrebbero non essere felici dell’offerta generosa del “collaboratore”: egli, infatti, fa capire nell’intervista di essere in grado di raccontare qualcosa circa “il filo rosso” che legherebbe Bologna a Brescia e a Milano, come vorrebbero le parti civili, in opposizione alla Procura (che, infatti, ha lasciato perdere); però, sostiene anche che Valerio Fioravanti non c’entri con la strage – e, di conseguenza, nemmeno l’attuale imputato e gli altri sodali del loro nucleo Nar – e questo, chiaramente, non è “appetibile”, per coloro che non intendono affatto mettere in discussione le sentenze passate in giudicato. Insomma, offerta solo apparentemente lauta, quella di Stimamiglio, ma che sembra destinata a cadere nel vuoto, lasciando lo stesso Stimamiglio senza scorta e a bocca asciutta. <Succede, a volte succede…>, come cantava un vero interprete della canzone italiana, Mario Lavezzi.

Da altra fonte, invece, s’apprende che i magistrati della Procura generale, quella che sta portando avanti un’altro troncone della nuova inchiesta sulla Strage di Bologna, quella così detta “dei mandanti”, sono andati a Roma per ringraziare il premier, Giuseppe Conte, della collaborazione loro offerta. Collaborazione su cosa? Inutile chiederselo, ma questo intreccio misterioso tra istituzioni – a indagini aperte – solleva non poche perplessità, nel collegio difensivo. Anche perché è sempre più chiara come la situazione generale di questo processo contro Cavallini veda l’imputato “alla sbarra” solo formalmente per difendersi dalle accuse “perimetrate” dal Gip nell’atto di rinvio a giudizio; ma, in realtà, costretto a rincorrere fumosissime ipotesi accusatorie che montano in altra sede e i cui riflessi, ovviamente parziali e incompleti, si riverberano scorrettamente nel procedimento in corso. E tutto questo rischia non di contribuire alla scoperta di tutta la verità sulla Strage di Bologna, ma di rafforzare la consapevolezza dello stato non eccelso di salute della Giustizia italiana.

 

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