Mazzata della Ue sul governo: «Italia lumaca d’Europa, il reddito di cittadinanza è inutile»

giovedì 7 febbraio 11:17 - di Marta Lima

La mazzata era prevista, l’aria non è delle migliori e il giudizio è pessimo. L’Italia resta, e stavolta di gran lunga, la maglia nera d’Europa per la crescita attesa. La Commissione Europea, nelle Previsioni economiche d’inverno, taglia la crescita stimata del nostro Paese nel 2019 dall’1,2% di novembre 2018 allo 0,2%, vale a dire un punto percentuale in meno, e 1,1 punti percentuali in meno rispetto alla media dell’Eurozona (+1,3% nel 2019). La crescita dell’Italia è attesa a +0,8% nel 2020, stabilmente la più lenta d’Europa; nel 2018 è stata dell’1%.

Il secondo Paese peggiore per crescita prevista quest’anno è la Germania, con la cui economia quella italiana ha forti legami, il cui Pil però è stimato in aumento dell’1,1%, cioè 0,9 punti percentuali in più del Bel Paese. Va sempre ricordato che si tratta di previsioni, destinate ad essere aggiornate e riviste in futuro, ma il divario con gli altri Paesi è molto consistente: ci supera di ben due punti percentuali la Grecia, a +2,2%, che comunque parte da livelli più bassi; il Portogallo ci supera di 1,5 punti percentuali (+1,7%); la Spagna di 1,9 pp (+2,1%); la Francia di 1,1 pp (+1,3%). Anche il Regno Unito, alle prese con la Brexit, è atteso crescere dell’1,3% quest’anno. L’Ue a 27 e l’Ue a 28 hanno una crescita del Pil stimata dell’1,5% nel 2019. La valutazione prospettica per l’Italia è di una recessione prolungata, il giudizio sul reddito di cittadinanza sostanzialmente negativo: “Darà una spinta marginale all’economia”.
In Italia “i consumi privati dovrebbero sostenere la crescita del Pil, aiutati da un aumento del reddito disponibile, a causa di prezzi del petrolio in calo e sostenuto in modo marginale dall’introduzione del reddito di cittadinanza, ma in parte indebolito da un peggioramento delle prospettive occupazionali”, dice la Commissione Europea, nelle Previsioni economiche d’inverno. Per contro, “gli investimenti delle imprese sono previsti in forte decelerazione nel 2019, per rimanere modesti nel 2020. Dopo l’arretramento segnato nella prima metà del 2018, le esportazioni si sono riprese e si stima che crescano ad un ritmo più vicino a quello della domanda estera nel periodo considerato. Mentre gli investimenti in rallentamento dovrebbero indebolire la crescita dell’import, l’export netto probabilmente fornirà un sostegno marginale alla crescita del Pil”.

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