L’ex avvocato di Trump lo infanga per vendetta: “Donald è razzista e imbroglione. Ma non ho le prove….”

giovedì 28 febbraio 14:14 - di Giovanni Trotta

Michael Cohen, l’ex avvocato e uomo di fiducia di Donald Trump, ha lanciato ieri una serie di insulti, molto fango e diffamazioni contro il presidente Usa, nella sua testimonianza davanti alla commissione investigativa della Camera dei rappresentanti. Cohen tra l’altro ha accusato Trump di aver compiuto atti “illeciti” e di essere un “razzista, un truffatore e un imbroglione”. Ma al momento di fornire prove, non lo ha saputo fare. Michael Cohen infatti ha detto di non avere “prove dirette di una collusione”, di Trump o della sua campagna elettorale, con la Russia, argomento questo che è al centro delle accuse contro Trump. Il presidente americano ad Hanoi, al termine del vertice con Kim Jong-un, ha sottolineato l’inopportunità dell’audizione di ieri a porte aperte del suo ex avvocato alla Camera in coincidenza con il summit. “Avrebbero potuto fissarla fra due giorni o fra una settimana”, ha affermato. Cohen, ha aggiunto, “ha mentito parecchio, ma è molto interessante che non abbia mentito su una cosa, dicendo che non c’è stata collusione con la bufala della Russia (l’ex avvocato ha detto di sospettarlo, ma di non avere prove dirette, ndr). “Mi chiedo come mai non abbia mentito anche su questo, come ha fatto su ogni altra cosa”. E ha proseguito: “Michael Cohen è stato uno dei tanti avvocati che mi hanno rappresentato (sfortunatamente). Aveva anche altri clienti”, ha scritto il presidente Usa su Twitter. “È stato appena radiato dalla Corte suprema statale per aver mentito e per frode. Ha fatto pessime cose non legate a Trump. Sta mentendo per farsi ridurre la pena in carcere”, ha scritto ancora il presidente Usa. Ma l’ex legale di Donald Trump ha lasciato anche intendere che la procura di New York stia indagando su altre vicende relative al presidente americano che ancora non sono state rese note. Quando un deputato gli ha chiesto se era a conoscenza di “qualsiasi atto illecito” relativo al presidente di cui non si era parlato durante la sua testimonianza in aula, Cohen ha risposto di “sì”. “Fanno parte delle indagini che si stanno facendo nel distretto meridionale di New York”, ha aggiunto. Cohen ha affermato di aver mentito al Congresso riguardo ai negoziati per il progetto di una Trump Tower a Mosca perché Donald Trump “voleva che mentissi”. “Ho affermato che abbiamo fermato i negoziati nel gennaio del 2016, questo era falso i nostri negoziati sono continuati per mesi durante la campagna elettorale” ha aggiunto affermando che il presidente ha mentito quando ha detto che non era coinvolto nelle discussioni sul progetto durante la campagna. “Trump era al corrente e dirigeva i negoziati per la Trump Tower a Mosca durante la campagna ed ha mentito a riguardo – ha continuato l’ex legale del presidente – ha mentito perché non pensava mai che avrebbe vinto le elezioni e perché poteva fare centinaia di milioni di dollari con il progetto immobiliare a Mosca. Ed così ho mentito anche io perché Mr Trump mi ha mostrato chiaramente, attraverso le sue dichiarazioni a me che noi entrambe sapevamo erano false e le bugie al Paese, che lui voleva che io mentissi”. Ma anche di queste circostanze, guarda caso, non ha prove: “Sono state avanzate domande riguardo al fatto che io sia a conoscenza di prove dirette della collusione di Mr Trump o della sua campagna con la Russia. Non le ho e voglio essere chiaro, ma ho i miei sospetti”. Cohen poi, rispondendo alla domanda se, in via ipotetica e sulla base della sua conoscenza del tycoon, Trump avrebbe potuto collaborare con una potenza straniera per vincere, ha risposto “sì”. E racconta un vago e bizzarro episodio:  nell’estate del 2017, Cohen lesse sulla stampa dell’incontro alla Trump Tower nel giugno del 2016 “tra Don jr ed altri della campagna e dei russi, compreso un rappresentante del governo russo, qualcosa mi è scattato in mente”. “Mi sono ricordato di essere nella stanza di Mr Trump, probabilmente all’inizio del giugno 2016, quando qualcosa di strano è successo – ha continuato – mi ricorda che Don jr si avvicinò a Trump parlando a bassa voce dicendo, l’incontro è organizzato. Mi ricordo che Trump disse Ok bene, fammi sapere”. Tutti i repubblicani intervenuti nel corso dell’audizione hanno attaccato Cohen come un “bugiardo patologico” ricordando tutti i reati, tra i quali evasione fiscale, di cui è accusato indipendentemente dalla sua attività svolta per Trump. “Lei ha mentito costantemente”, ha detto Jim Jordan che ha anche affermato che Cohen avrebbe rivolto le sue accuse a Trump perché arrabbiato con il presidente che non l’avrebbe portato con sé alla Casa Bianca.

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