“Diciotti”, gli inquirenti valutano se indagare anche Conte, Di Maio e Toninelli

sabato 16 febbraio 17:51 - di Redazione

La vicenda della nave “Diciotti” rischia di provocare un vero e proprio terremoto politico. Al momento, gli inquirenti della procura di Catania, si attestano sulla soglia dell’atto dovuto. Ma sono i primi a sapere che l’eventuale iscrizione nel registro degli indagati del premier Giuseppe Conte, del vicepremier Luigi Di Maio e del ministro Danilo Toninelli può innescare reazioni politiche a catena non esclusa la caduta del governo. Ma procediamo con ordine. L’iscrizione dei tre esponenti dell’esecutivo è diretta conseguenza della memora a loro firma inviata alla Giunta per le immunità del Senato, che nei prossimi giorni si pronuncerà sull’autorizzazione procedere contro Matteo Salvini inoltrata dal Tribunale dei ministri di Catania. A carico del ministro dell’Interno, infatti, è stato ipotizzato il reato di sequestro aggravato di persona dopo che questi aveva  vietato lo sbarco di alcuni migranti dalla nave “Diciotti”.

La procura di Catania: «Sarebbe atto dovuto»

La memoria a firma Conte, Di Maio e Toninelli è stata sua volta “girata” dalla Giunta presieduta dal senatore Maurizio Gasparri alla procura di Catania. Da qui la valutazione degli inquirenti circa l’iscrizione dei tre nel registro degli indagati. Si tratterebbe in ogni caso di un atto dovuto. Una volta aperto a loro carico l’eventuale fascicolo, gli stessi magistrati sarebbero poi chiamati a decidere se chiedere l’archiviazione o meno.

I tre esponenti solidali con Salvini sulla “Diciotti”

Come si ricorderà, lo scorso autunno il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, dopo l’arrivo degli atti da parte del Tribunale dei ministri di Palermo, per competenza territoriale, aveva chiesto l’archiviazione al Tribunale dei ministri catanese perché la scelta di Salvini sulla “Diciotti” era stata «politica». Ma il Tribunale dei ministri della città etnea non condivise la scelta del procuratore decidendo di procedere nei confronti di Salvini con l’accusa di sequestro aggravato di persona. Sarà adesso lo stesso Tribunale dei ministri a decidere cosa fare nei confronti dei tre esponenti del governo. Dovesse decidere in maniera conforme, sarebbe interessante vedere se anche in quel caso i Cinquestelle, in coerenza con quanto hanno deciso in vista del voto della Giunta su Salvini, affideranno il “sì” o il “no” al processo ad un  referendum tra militanti sulla piattaforma Rousseau.

Commenti

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  • angelo de ruvo 17 febbraio 2019

    strano viene eletto per dettare legge e viene indagato ma come funziona sta legge se comandano i magistrato a che serve fare ministro uno boh?

    • lamberto lari 18 febbraio 2019

      In primis nessun sequestro, questo è tale quando si impedisce qualsiasi libertà di movimento a una o più persone, ai signori a bordo della Diciotti, nessuno mai ha impedito di mollare gli ormeggi e dirigere in altro stato che avesse messo a disposizione i suoi porti. diverso è invocare il sequestro perché ti impedisco di scendere dalla nave per invadere il territorio di uno stato sovrano che non riconosca questa possibilità nel rispetto di tutte le normative vigenti…qui la prima cattiva fede dei magistrati che tutt’altro che interessati alle reali problematiche che per compiti di istituto dovrebbero interessarsi con la stessa identica abnegazione, mirano a minare e sovvertire figure istituzionale che garantiscono da un lato la costituzione e da l’altro la volontà popolare che rappresentano grazie ad un voto democraticamente espresso. Vanno indagati a mio avviso questi magistrati che sono animati da fervore politico sovversivo…..gesti gravi anzi gravissimi che fanno rivoltare nella tomba anche i padri fondatori della costituzione. Solo nelle più bieche dittature si usa la magistratura per soffocare con il ricatto della privazione della libertà e non solo quella persone a baluardo di quanto espresso liberamente dal popolo. Fermiamoli!!!!! manifestiamo contro questi atti di basso profilo che delineano sempre più una volontà a distruggere col ricatto chi al servizio del paese si mette quotidianamente sotto i riflettori dell’opinione pubblica nazionale e internazionale, manifestiamo contro queste pantegane che si nascondono dietro scrivanie e palazzi che ormai non godono più della fiducia dei cittadini anzi vengono temuti proprio perché al di fuori di qualsiasi controllo ed ecco che subdolamente invocando l’indipendenza della magistratura stanno mettendo in atto il diabolico piano di creare l’autonomia della magistratura offendendo anche che dei loro colleghi non condivide questo comportamento che risuona come grave tradimento contro la libertà e la democrazia!

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