Da Maroni a Toti (via Musumeci), prove tecniche per un nuovo centrodestra

lunedì 4 febbraio 11:39 - di Mario Bozzi Sentieri
Maroni

Riceviamo da Mario Bozzi Sentieri e volentieri pubblichiamo:

Caro direttore,

Per Roberto Maroni, una delle figure storiche della Lega Nord, ex ministro e  presidente della Regione Lombardia, l’identità politica non è un problema: non posso che essere leghista – dice –  “perché sono tra i fondatori e perché la Lega è immortale”. Diversa la sua attuale collocazione politica, sia  rispetto al governo in carica, di cui Matteo Salvini è vicepremier, sia rispetto ai vecchi alleati di centrodestra: il governo gialloverde “non lo vedo andare oltre le elezioni europee”, ma “non si può più parlare del centrodestra come lo conoscevamo, le cose sono cambiate definitivamente e velocemente, adesso c’è solo un’intesa possibile: quella tra sovranisti e autonomie, intendendo sindaci e governatori. Anche se l’autonomia come la vogliamo noi non sarà facile ottenerla”. 

Insomma per dirla alla Ionesco “Dio è morto, Marx pure ed io mi sento poco bene …”. Per uscire da questa malattia di stagione anche Maroni ha scritto il suo bravo libro-manifesto, “Il Rito ambrosiano. Per una politica della concretezza”, presentandolo a Genova – non a caso – con Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria, altra anima inquieta nell’agitato mondo del centrodestra.

Maroni, all’incontro genovese, è andato giù duro: le Europee potrebbero essere anche la fine di Forza Italia, e termini come “centristi” o “moderati” non hanno più senso. “Sono stati superati dalle cose. Anche le ipotesi di un centrodestra come vorrebbe Berlusconi sono impossibili. Lui è un generoso e ci prova, io gli voglio bene perché fece grande il Milan … ma basta, quella stagione è finita”.   Toti non manca di convergere: “Il vocabolario della politica cambia anche troppo in fretta, che ci si debba velocizzare è una necessità. Il centrodestra prossimo venturo non è quello di prima, grazie a tutti ma bisogna costruire un’alternativa vera, concreta ad un governo di necessità com’è stato quello gialloverde, perché altre possibilità non c’erano. Roberto Maroni è politico di grande esperienza e può dare contributi importanti. Io, che mi ritengo pienamente di centrodestra, continuo a dare i miei suggerimenti: azzurro, verde…questo non conta”.

Venute meno le vecchie appartenenze, che cosa rimane ? Quello di Maroni non è un ritorno alla Lega “storica”, ma quasi. “Non è Milano, contro Roma, non è un manifesto politico e non è nemmeno la mia biografia”  – spiega Maroni – ma intanto l’idea del rito ambrosiano, espressione di una politica di concretezza, contrapposto alla palude romana, non aiuta a costruire nuove sinergie politiche.  Un centrodestra con lo sguardo rivolto al Nord rischierebbe di perdere di vista importanti porzioni del Paese, con i  suoi problemi specifici certamente, ma anche con le sue grandi potenzialità e la sua essenziale dimensione geopolitica. Diverso il tema delle autonomie a cui Maroni guarda con attenzione, coniugandolo con un più vasto progetto di coesione nazionale e di ri-costruzione del centrodestra:  “Io credo che si debba perseguire il discorso delle autonomie, uno come Toti è il perfetto rappresentante di questo modo di vedere. Mettiamo in archivio quello che c’era prima, restano populismo, sovranismo, autonomie e presidenzialismo. Il mondo è andato in un’altra direzione. La Lega cresce ma bisogna anche stare attenti perché così come il consenso cresce rapidamente può anche essere effimero. Per questo parlo della necessità di concretezza. D’altronde, come diceva Mao: grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente. Magari a qualcuno non piacerà, ma si aprono grandi prospettive”. Su questo, ancora abbozzato, fronte programmatico la discussione è aperta. Soprattutto in ragione del ruolo che anche Fratelli d’Italia dovrà giocare nella partita, a cominciare dalla sua visione nazionale, non disgiunta dall’esperienza autonomista di Nello Musumeci, già impegnato, a “dare una spallata in positivo e portare il centrodestra a parlare di nuovo al cuore della gente”.

Ecco la questione di fondo. Cuore e cervello, passione e concretezza:  su questi crinali si gioca la capacità di ricostruzione per un nuovo centrodestra. Gli ingredienti ci sono. Per  Toti, Maroni,  Musumeci, Giorgia Meloni si tratta ora di rendere “commestibili” questi ingredienti. Al di là del   Rito Ambrosiano e  di quello Romano è tutta l’Italia di centrodestra che va richiamata alla concretezza, alla rapidità, e all’efficienza. Mettendo fine ai vecchi ritualismi.

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