«Chi vota “no” dice “sì”». Grillo boccia il referendum su Salvini: è un paradosso

domenica 17 febbraio 18:28 - di Mario Landolfi

Più s’avvicina l’ora della consultazione on line (l’inizio è fissato per le 10 di domani e termina alle 19) più l’aria, nel M5S, si fa tesa. La decisione di affidare il destino dell’alleato Matteo Salvini, destinatario di una richiesta di autorizzazione a procedere da parete del Tribunale dei ministri di Catania, ad un referendum tra gli iscritti sulla piattaforma Rousseau non piace neanche a Beppe Grillo.

Grillo: «Siamo tra il comma 22 e Procuste»

Lo conferma più di ogni altra cosa il polemico post con cui l’Elevato ha commentato le modalità di voto scelte per l’occasione: «Se voti “sì” vuol dire “no”. Se voti “no” vuol dire “sì”. Siamo tra il comma 22 e la sindrome di Procuste». Cioè tra il paradosso (“Comma 22” è il titolo del romanzo di Joseph Heller e fa riferimento alla regola per cui «chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo») e l’interpretazione psicanalitica della mitologia greca. Politicamente parlando, invece, è di tutta evidenza che il post di Grillo segna una presa di distanza politica dall’atteggiamento pilatesco di Di Maio. Prima di lui aveva provato Marco Travaglio, nel consueto editoriale sul Fatto Quotidiano, a dettare la linea su Salvini al disorientato gruppo dirigente con un aut-aut che più netto non si potrebbe: «O si concede l’autorizzazione o è suicidio perfetto».

Travaglio: «Il M5S faccia processare Salvini o è suicidio perfetto»

E non è finita, perchè in queste stesse ore l’Huffington Post ha pubblicato una lettera dell’8 febbraio scorso, indirizzata a Grillo, Di Maio e Fico, in cui due senatrici Cinquestelle, Paola Nugnes ed Elena Fattori, chiedevano di smentire le voci che anticipavano la decisione del gruppo dirigente di affidare il “dossier Salvini” al referendum tra i militanti. «L’indiscrezione – vi si legge –  ci allarma fortemente, in primo luogo, in quanto una simile consultazione esula dalle prerogative previste dall’articolo 4 lettera a dello Statuto, perimetro in cui non rientra certamente l’ipotesi di dare indicazioni di voto al gruppo parlamentare, tanto meno in materia d’immunità parlamentare e/o ministeriale». Come a dire: non solo non si capisce come votare, ma è la consultazione stessa a non avere legittimità.

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