Centrodestra pigliatutto. Cinque stelle giù, chi rischia è Conte

martedì 26 febbraio 6:00 - di Francesco Storace

Probabilmente gli exit poll li hanno fatti solo a Cagliari. Perché in Sardegna lo strombazzato testa a testa si è avuto esclusivamente nel capoluogo, ma Christian Solinas ha preso il largo abbastanza rapidamente in tutte le province dell’isola sull’uomo della sinistra, Massimo Zedda. La vittoria del candidato del Centrodestra alle regionali sarde è stata trionfale, altro che i commenti da salotto della sinistra; che semmai può accontentarsi di aver rifilato un’altra botta ai cinque stelle dopo l’Abruzzo, ma sempre seconda arriva rispetto alla coazione vincente. Il che lascia immaginare che se Salvini, Meloni e Berlusconi ci mettono la testa seriamente, nulla potrebbe essere precluso all’alleanza che ormai si afferma ovunque in testa ai risultati.

Solinas, con un risultato che sfiora il 50 per cento, da oggi è il nuovo governatore della regione e dovrà mettere mano alla riorganizzazione dell’ente nel segno della discontinuità come ha promesso a più riprese in campagna elettorale. Anzitutto partendo da sanità e lavoro, colpevolmente abbandonati dalla sinistra che aveva governato finora. E dai pastori, che adesso attendono soluzioni concrete per i loro problemi. Massimo Zedda, sindaco di Cagliari, dovrà riporre nel cassetto le sue pretese da modello per una sinistra che è ancora in sala di rianimazione e non si riprende. La quindicina di punti percentuali con cui è rimasta distanziata dal Centrodestra non offre alcuna rapida prospettiva di riscossa, nonostante i segnali di fumo che soprattutto nel Pd si lanciano da una corrente all’altra: restano minoritari nel Paese, ovunque si voti. E nessuno scommette che le primarie di domenica prossima, con l’incoronazione di Nicola Zingaretti, possano tornare ad entusiasmare un popolo che passa di sconfitta in sconfitta.

Sempre più clamorosa è la corsa del gambero dei Cinque stelle, che lasciano sul terreno sardo circa il 30 per cento degli elettori: 42% alle politiche nell’isola, 11 punti domenica. Per Di Maio sono tempi duri. Perché anche per lui finisce il tempo delle chiacchiere a vuoto: risalirà la corrente il fronte del dissenso interno, è da prevedere che la spaccatura di cui si parla sottovoce da tempo possa trovare di qui a poco i tempi di attuazione. O magari subito dopo le elezioni europee. Così come più nessuno può seriamente giurare sulla durata della legislatura nazionale e del governo Conte. E forse su questo avevano ragione le agenzie di rating nei giorni scorsi: con questi risultati elettorali sarà difficile per i pentastellati resistere al crollo continuo dei consensi.

Infine, questa parte del campo che ancora regge e vince: in una coalizione di ben undici liste, i partiti tradizionali del Centrodestra riescono ad emergere pur in presenza di circa dieci punti presi dal partito sardo d’azione, che vede lo stesso Solinas come proprio leader e altri quindici totalizzati dalle varie formazioni sardiste. La Lega al 12, Forza Italia poco sotto l’8 e un passo prima del 5 per cento di Fratelli d’Italia (2 alle regionali scorse, 4 alle politiche, continua la corsa vincente sia pure in condizioni di fortissima concorrenza) dovrebbero far ricredere chi pensa che la formula non sia più praticabile se aperta al civismo. Invece si vince con risultati assolutamente dignitosi e con una maggioranza larga che permetterà di governare senza troppi ostacoli. Applausi.

Commenti

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  • Giuseppe Forconi 28 febbraio 2019

    Il centro destra non sta facendo ” Asso piglia tutto ” sta solo raccogliendo la decisione di un popolo che vuol cambiare, stanco dei soprusi di una sinistra.Ora sta alla vincente destra di saper mantenere quanto lottato e promesso prima delle elezioni. Nulla e’ difficile, basta la buona volonta’.
    Auguri Mr. Solinas.

    • Francesco Storace 28 febbraio 2019

      Comunque vince

  • Alessandro Caroli 26 febbraio 2019

    Più che ai 5 stelle, mi sarebbe piaciuta di più una solenne randellata a PD e soci.
    Hanno avuto più consenso del dovuto, visti i danni che hanno fatto.

    • Francesco Storace 28 febbraio 2019

      Si godranno l’opposizione…

  • MICHELE RICCIARDI 26 febbraio 2019

    26 Febbraio 2019 — Quando si perdono le elezioni o si scende nei voti, i segretari e i presidenti, devono presentare le dimissioni, che possono essere respinte; ma le devono presentare! Ma non è nello statuto, è ti pareva!… Perchè ciò non accade mai? O quasi, Perchè questa non è la democrazia, è tutt altra cosa. E guai a chi non la difende, con le unghie e coi denti…

    Poichè per salvare l’Italia, siccome il governo del cambiamento ha fallito, bisogna passare alla infallibilità e cioè: quì comanda chi ha ragione, e/o, fuori le idee e vinca la migliore! Ma siccome noi abbiamo ragione tutti e siamo tutti i migliori… oddio che famo? E, se la democrazia ha tanti difetti, per colpa nostra non sua… oddio che famo, che paura!…

    E’ una verità che non si può dire (se no possiamo copiare). Come è possibile che dal 1926 al 1938, in pieno ventennio mussoliniano, gli oppositori irriducibili a marcire in galera (A. Gramsci) o, emarginati all isola e, senza parlamento perchè cancellato, gli italiani sono stati il popolo più felice della terra (perchè comandavano loro!). Vedere i documentari a Youtube. Questa è vera ma si sa non si può dire, se no dobbiamo rinnegare quello che si deve e restaurare quello che si può. E saremo salvi.

    • Francesco Storace 28 febbraio 2019

      Riflessione acuta, direi

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