Alle radici della mafia nigeriana: dalla guerra del Biafra alla diffusione dei gruppi jihadisti

venerdì 22 febbraio 18:15 - di Antonio Pannullo

La mafia nigeriana, giunta silenziosamente in Europa da qualche anno, e che in Italia si sta segnalando per azioni criminali cruente e l’imposizione di racket di vario genere, ha radici antiche e profonde nel vasto Paese africano. La Nigeria, a detta di chi ci è stato, è uno dei Paesi più pericolosi dell’Africa, continente in cui tutte le nazioni o quasi sono luoghi potenzialmente pericolosi. I tecnici italiani e comunque stranieri che ci lavorano devono spesso girare con la scorta armata. Nel maggio 1969 un gruppo di miliziani, lo ricordiamo, massacrò a colpi di mitra in un campo di prospezione petrolifera Agip dieci nostri connazionali e un lavoratore giordano. Nel giugno 2007 una base dellEni fu occupata da uomini armati, ma in quel caso non ci furono vittime italiane. Scontri sanguinosi tra fazioni, o tra esercito e miliziani di Boko Haram, la formazione terrorista islamica che agisce soprattutto nel nord del Paese, o tra Boko Haram e la popolazione civile, tra Fronte di Liberazione del Delta del Niger e i soldati,  si susseguono con impressionante regolarità, senza che in Occidente se ne venga a sapere praticamente nulla. In un Paese di 200 milioni di abitanti, il più popoloso dell’Africa, ricchissimo di petrolio e altre risorse naturali, la cui popolazione è però ridotta in povertà dall’incapacità e dall’avidità dei vari governi che si sono succeduti, la paura, il terrore e la forza delle armi sono il solo vero potere territoriale delle bande armate, bande armate che possono contare inoltre sulla superstizione, l’ignoranza, la credulità di popolazioni ancora oggi in gran parte primitive, e per di più falcidiate e indebolite dalla fame e da ogni specie di malattia endemica.

La Nigeria iniziò il suo declino da subito dopo l’indipendenza

Nel 1960 la Nigeria, già colonia inglese, ottenne una frettolosa indipendenza, sull’esempio di quasi tutte le altre nazoni africane che dalla fine della Seconda Guerra Mondiale hanno accelerato per affrancarsi dalla dominazione europea. Anche in Nigeria, però, come in altre nazioni, l’indipendenza non ha portato la libertà né la democrazia, anzi oggi stanno certamente peggio di ieri. Dopo l’indipendenza infatti si sono susseguiti numerosi colpi di Stato, la guerra del Biafra del 1967, che causò oltre mezzo milione di morti soprattutto tra la popolazione civile, una serie di elezioni-farsa, un aumento esponenziale della popolazione, la diffusione di malattie gravissime cone l’Hiv e la febbre lassa, il radicamento e il consolidamento dell’estremismo islamico, soprattutto nel nord, e la conseguente formazione di feroci gruppi terroristi come Boko Haram, di ispirazione jihadista, e il Fronte di Liberazione del Delta del Niger, nel sud, a carattere di rivendicazione sociale che lotta per una più equa redistribuzione delle immense ricchezze petrolifere, che oggi sono sfruttate da potenti compagnie poccidentali come Eni, Shell, Total e Chevron, Exxon Mobil che agiscono in partenariato con il governo nigeriano. Il risultato è che le popolazioni nigeriane non beneficiano di nessuno degli effetti di questa immensa ricchezza, anzi i loro territori sono devastati dal punto di vista ambientale dalle estrazioni petrolifere e dalla piaga dei furti lungo le condutture, furti dovuti alla estrema povertà degli indigeni, che spesso inquinano le falde acquifere, rovinano le coltivazioni e talvolta si risolvono in giganteschi incendi. La classe dirigente, spesso corrotta, non fa nulla per ovviare ai guai della Nigeria, un po’ come accadde – e accade – in Congo con i dittatori alla Mobutu che si sono arricchiti con le royalties sui tesori del sottosuolo lasciando la popolazione nella miseria più nera. A tutto ciò si aggiunge, come si accennava la superstizione religiosa della popolazione, che teme il potere sovrannaturale degli stregoni e le loro maledizioni. In un contesto simile, è chiaro che la malavita la faccia da padrone: la gente è sotto ricatto continuo, o col cibo o col terrore o con qualche dollaro, e i giovani, soprattutto nelle università, hanno dato vita a sinistre confraternite che fanno del metodo mafioso il loro stile di vita. Si tratta di un Paese violento, dove la vita ha poco valore, dove si è abituati sin dai tempi del Biafra a vedere i banbini morire di fame o di malattia, dove 250 diverse etnìe e i loro contrasti hanno fatto assuefare tutti alla prevaricazione e alla prepotenza.

Oggi la mafia nigeriana agisce alle dipendenze della criminalità nostrana

Negli anni Novanta, ma qualcuno dice anche prima, le prime avanguardie della mafia nigeriana iniziarono a sbarcare in Europa, e negli ultimi dieci anni, complici i governi di sinistra europei, la Ue e il Vaticano, sono arrivati i soldati della mafia in modo massiccio, con i barconi, stabilendosi nelle nostre città e iniziando il loro nefasto lavoro collaborando ovviamente con le mafie nostrane, che oggi le controllano e le dirigono nelle loro attività: prostituzione, traffico e spaccio di droga, microcrimialità, caporalato, traffico di esseri umani  e più recentemente il fruttuoso racket delle elemosine davanti ai supermercati. Per costringere gli immigrati a lavorare per le mafie, come detto, vi sono numerosi metodi, dalla pura e semplice intimidazione ai riti voodoo, al sequestro dei documenti, alla costrizione di ripagare il viaggio fino alla terra promessa, in genere l’Italia. Solo da qualche anno le autorità italiane si sono accorte cio questo emergente fenomeno, soprattutto dopo i delitti più efferati come stupri e omicidi da parte di nigeriani, e stanno correndo ai ripari, con operazioni e retate nei confronti di questi nuovi criminali. Addirittura negli anni scorsi più volte le autirtà nigeriane hanno messo in guardia l’Italia dall’emergere di questa nuova pericolosa mafia, ma inascoltate. Il rimedio? C’è, ma è di difficile attuazione: costringere il governo nigeriano a redistribuire le immense ricchezze petrolifere a beneficio della popolazione, e costruire infrastrutture che diano opportnità di un avvenire migliore: strade, ospedali, fabbriche, aziende agricole, indeotto dei prodotto petroliferi, industrie pesanti, etc. Insomma, accompagnare per mano l’Africa e gli africani ad impadronirsi del proprio destino, del proprio avvenire, non lasciandoli alla mercé di politicanti e dittatorelli corrotti né a quelle di multinazionali senza scrupoli il cui intento è solo quello di depredare il continente nero.

Commenti

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  • Giuseppe Forconi 24 febbraio 2019

    Perdita di tempo commentare, l’attuale sistema della redazione non funziona come quello anteriore, si perde tempo a scrivere per poi vedere che non viene accettato per qualche cavillo non chiaro.
    Grazie
    G. Forconi

  • FAUSTO 24 febbraio 2019

    non solo davanti ai supermercati ma anche davanti alle chiese ed agli angoli delle strade.
    tante onlus con facciata umanitaria chiedono contributi mostrando foto di bambini o neonati scheleriti mentre le madri sono floride e ben pasciute. sfruttamento della fame.

  • 23 febbraio 2019

    Chiacchiere.Non si può trasformare un mamba nero in un . . . capitone.

  • andrea belli 23 febbraio 2019

    Poi si lamentano perché siamo diventati razzisti, ma siete cazzi ?!? Questa è importazione di delinquenti ! Non ci bastano i nostri ??? Dobbiamo importare anche mafie negre ? SI NEGRE !