Usa, Trump sfida il Congresso sul muro anti-immigrati e fine dello “shutdown”

mercoledì 2 gennaio 16:52 - di Redazione

Anno nuovo, vecchi attriti. Vale anche negli Usa, dove il Congresso (l’equivalente della nostra Camera dei Deputati) sta per riaprire i battenti e Donald Trump si appresta a cominciare la seconda metà del mandato con un percorso in salita, dal momento che le elezioni di midterm hanno consegnato ai democratici la maggioranza alla Camera, con 235 deputati cui si oppongono 199 repubblicani. In compenso, Trump si è rifatto al Senato dove il suo partito, il Gop (Grand old party) ha incrementato di ulteriori tre seggi – da 50 a 53 membri, contro i 47 dei dem – la propria maggioranza. Congresso e Casa Bianca sono in questo momento divisi dallo shutdown del governo, scattato quasi due settimane fa. Lo shutdown è il blocco delle funzioni amministrative e si verifica quando il Congresso non approva la legge di Bilancio.

Bilancio bloccato: 800mila dipendenti senza stipendio

All’origine del braccio di ferro che oppone Trump ai democratici c’è lo stanziamento di soldi per l’ormai celeberrimo muro anti-immigrati al confine con il Messico: il presidente ne ha promesso la realizzazione in campagna elettorale e ora vuole mantenere la parola data; di contro, per i democratici non farlo erigere è il miglio viatico per preparare la rivincita in vista delle presidenziali del 2020. Il cambio della maggioranza alla Camera alle elezioni dello scorso novembre costringe ora Trump a sperimentare il cosiddetto divided government: governare sapendo che una parte del potere legislativo è nelle mani degli avversari.

Trump convoca i leader dei partiti alla Casa Bianca

Per portare avanti la propria agenda Trump dovrebbe ora mostrare capacità di mediazione e un’inclinazione al compromesso con i democratici. Anche per questo ha convocato per le prossime ore alla Casa Bianca i leader del Congresso per discutere della sicurezza del confine dell’impasse sullo shutdown parziale degli uffici pubblici. Finora il blocco dei finanziamenti ai vari dipartimenti (l’equivalente dei nostri ministeri) ha lasciato senza stipendio 800mila impiegati pubblici.

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