Sud protagonista: «Reddito di cittadinanza elemosina per pochi, non ci salverà dalla recessione»

sabato 19 gennaio 13:28 - di Redazione

La bocciatura del reddito di cittadinanza di Di Maio arriva proprio dal Sud, da quel Sud che avrebbe dovuto essere il primo beneficiario della misura cavallo di battaglia dei Cinquestelle, ma che ora che è lì, nera su bianco, delude. “Sud protagonista”, il raggruppamento composto da movimenti politici territoriali federati, confluito nella federazione sovranista di Giorgia Meloni, smaschera i grillini: «Siamo ormai in recessione tecnica, l’anticamera della recessione produttiva ed economica. Ciò è il frutto dell’incompetenza e della assenza di visione politica ed economica dei 5 stelle al governo», affermano il Segretario federale e il responsabile delle Politiche economiche di “Sud Protagonista”, Salvatore Ronghi ed Alessandro Cogliati.

Borghi: «Il Sud non si salva così»

«La soluzione alla gravità della situazione non sarà il reddito di cittadinanza, mera elemosina per pochi, incapace di rimettere in moto i consumi, ma potrà essere solo una sana programmazione economica che investa nelle infrastrutture del Sud Italia e promuova la fiscalità agevolata per rilanciare l’economia del Meridione e, quindi, dell’Italia», sottolinea l’esponente di Sud protagoniata, Ronghi.

Cogliati: «Balorda la programmazione economica dei 5Stelle

«Dopo la chiusura in negativo dell’ ultimo trimestre 2018, la Banca d’Italia ha rivisto al ribasso la stima di crescita economica dell’Italia nel 2019 a +0,6% da +1%, e, dopo un propagandistico 1.5% sventolato dal grillini, il pil ha il segno meno da due trimestri consecutivi» – sottolinea Cogliati, che aggiunge: «da mesi denunciamo una programmazione economica a dir poco balorda da parte dei 5stelle, che ha causato la retromarcia della produzione industriale. E’ vergognoso che il ministro Di Maio, senza alcuna qualifica economica o esperienza lavorativa maturata, possa giudicare non attendibili le stime della Banca d’Italia. La verità  – aggiunge- è che, a breve, ma, strumentalmente, dopo le elezioni europee, sarà necessaria una nuova manovra economica con incremento di tasse per “coprire” le promesse di questa perenne campagna elettorale che sta danneggiando gravemente l’Italia».

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