Storia della pilota Amy Johnson, che non fu mai più trovata: incidente o spy-story?

sabato 5 gennaio 17:45 - di antonio pannullo

Amy Johnson, di cui oggi ricorre l’anniversario della misteriosa morte, negli anni Trenta era una delle persone più famose del mondo, ma la sua morte, avvenuta nel 1941, fu oscurata dalle vicende belliche. Amy era una ragazza-pilota, inglese, che era diventata celebre per avere per prima condotto un aereo in solitaria dall’Inghilterra all’Australia nel corso di un viaggio avventuroso, costellato da numerosi imprevisti. Era diventata un’eroina, nella sua patria e in tutto il Commonwealth, e allo scoppio della guerra non esitò ad arruolarsi nell’Air Transport Auxiliary, l’organizzazione che supportava lo sforzo bellico del Regno Unito con trasporti di materiali. Era nata nello Yorkshire nel 1903 da una famiglia benestante. Laureatasi in Economia, trovò lavoro presso uno studio legale di Londra nel 1928. Frattanto si era sempre più interessata al volo e tramite il London Aeroplane Club riuscìa conseguire privatamente il brevetto di volo e quello di ingegnere di terra. Era il 1929. Licenziatasi dal lavoro, riuscì a comprare grazie al padre e a un mecenate, il suo primo aereo usato, un de Havilland DH60 Moth, col quale effettuò il suo primo volo transoceanico in solitaria verso l’Australia. Il ministero dell’Aviazione e imprenditori privati le fornirono il supporto necessario per l’impresa. Così, il 5 maggio 1930 l’ardimentosa giovane (aveva 27 anni) partì da Londra in direzione del Medio oriente, dove tra tempeste di sabbia, atterraggi di fortuna, perdite di rotta, riuscì ad arrivare a Baghdad, accolta e supportata dalla Royal Air Force ivi di stanza, e poi a Bandar Abbas e Karachi, in Pakistan. Dopo Yangoon, Bangkok, Singapore e numerosi incidenti di vario genere, la Johnson arrivò a Giava, dove riparò le ali dell’areo con dei cerotti e infine a Timor, ultima tappa prima del “salto” in Australia. Le avversità e il coraggio della giovane inglese avevano attirato l’attenzione della stampa britannica e lo stesso Daily Mail pubblicò un’esclusiva sull’avventura. Italo Balbo doveva ancora effettuare la grande Crociera del Decennale, che sarebbe avvenuta nel 1933, per cui l’argomento attirava l’interesse dei media internazionali, anche perché il protagonista era una giovane donna. Il 24 maggio pomeriggio Amy Johnson, distrutta, atterrò a Darwin, accolta con grandissimo entusiasmo. Congratulazioni arrivarono dallo stesso Giorgio V e da Charles Lindbergh, oltre che da numerose personalità internazionali. Quando tornò a Londra, nello stesso aeroporto da cui era partita, la Johnson fu accolta da oltre un milione di persone.

Avvolta nel mistero la morte di Amy Johnson

Nel 1932 si sposò con il pilota scozzese Jim Mollison e negli anni Trenta effettuò molte altre trasvolate, sia in solitaria sia con il marito. Ricevette molti premi e riconoscimenti ma anche delusioni: nel 1938 divorziò e si ritirò a vita privata. Fino allo scoppio della guerra, come si è detto. Oltre a merci per il fronte, la Johnson portava anche aerei nuovi dalle fabbriche alla loro destinazione. E il 5 gennaio 1941 l’incidente fatale: su un aereo addestratore Airspeed Oxford la Johnson volava da Blacpool a Kidlington, ma verosimlmente si perse, anche perché il tempo era freddo e nebbioso. Dopo quattro ore dalla sua partenza, mentre il volo sarebbe dovuto durare poco più di un’ora, il suo velivolo venne visto sull’estuario del Tamigi, lontanissimo da dove avrebbe dovuto essere. Amy fu vista buttarsi con il paracadute vicino a un’imbarcazione, la Hms Haslemere; i marinai le gettarono delle cime, ma Amy non riuscì ad afferrarle; lo stesso comandante della nave si gettò eroicamente per recuperarla ma non la raggiunse. Ripescato dall’equipaggio, morì poco dopo per ipotermia. Come detto, il corpo di Amy Johnson non fu mai più ritrovato. Le ipotesi sono che o fu inghiottito dalle acque gelide o che addirittura fu dilaniato dalle eliche della nave che intanto era tornata indietro per recuperarla. Nel 1999 un ex pilota Raf sostenne di aver abbattuto l’aereo scambiandolo per un nemico, mentre altri hanno ipotizzato che la Johnson portasse qualcuno a bordo e che fosse implicata in un’operazione sotto copertura. Qualcun altro, infine, pensa che sia stata tutta una messainscena della stessa Johnson, come si disse già per l’americana Amelia Earhart. Ma non si saprà mai, rimane uno dei grandi misteri dell’aviazione del secolo scorso, alla cui risoluzione certo la guerra non ha contribuito. Oggi ad Amy Johnson sono intiolate vie e parchi in Inghilterra e Australia, un aereo di linea porta il suo nome, ha a lei dedicata una statua di fronte al luogo dove morì, e il regista inglese Herbert Wilcox girò un film sulla loro storia, They flew alone. Il suo aereo è esposto al Museo delle Scienze di Londra.

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