Sofri trasforma Battisti in vittima e Salvini in “carnefice”: «Il carcere è solo vendetta»

martedì 15 gennaio 12:13 - di Redazione

In una lunga lettera pubblicata dal quotidiano Il Foglio Adriano Sofri, ex leader di Lotta Continua condannato a 22 anni di carcere per l’omicidio del commissario di polizia Luigi Calabresi, dice la sua su Cesare Battisti. La cattura, il rientro e l’arresto del terrorista dei Pac diventano per Sofri la scusa per attaccare Salvini, l’esposizione mediatica data all’arresto e per sentenziare sull’inutilità “rieducativa” del carcere, definito “inutile”. «So mettermi nei panni di un agente della polizia penitenziaria. Ne ho conosciuti tanti, alcuni spregevoli, alcuni stimabili, di alcuni diventai amico. Dovranno occuparsi di questo Battisti sul quale si è fatto tanto chiasso. E’ probabile che agli agenti, benché non dipendano dagli Interni ma dalla Giustizia, siano arrivate più forti le parole di Salvini che quelle di Della Rocca. Immagino – potete immaginarlo anche voi – che risonanza possano avere parole simili in chi si proponga, per propria cordiale inclinazione o per zelo di obbedienza o tutti e due, di praticarle. Immagino di sentirle ripetere attraverso lo spioncino, come un divertito ritornello – farnetica Sofri- : “Devi marcire fino all’ultimo giorno”. (E’ una variazione distillata, sofisticata, del più asciutto slogan di stadi e galere: “De-vi mori-re!”)».

 «Spero che gli agenti siano più controllati di Salvini»

Insomma, il “mostro” non è Battisti, ma Salvini e tutto il sistema che ha portato alla fine della sua fuga. Sofri difende sostanzialmente Battisti trasformandolo in possibile vittima,  arrivando a paventare che le parole del viceministro possano “armare la mano” degli agenti di polizia penitenziaria che seguiranno la detenzione di Battisti: «Bastava la televisione. Ha fatto capire che sarebbe stato più forte di lui, da vicino, l’impulso a farsi giustizia con le sue mani, tenetemi sennò – aggiunge – Gli agenti penitenziari, quelli nei cui panni mi ero messo sopra, lo vedranno giorno e notte da vicinissimo, Battisti. Speriamo che siano più controllati del ministro. Il quale, se non nei panni, nelle divise loro si mette in posa come nessun altro».

«Provo disgusto per la cella»

Il carcere è solo vendetta, non serve, scrive Sofri sul Foglio, passando ad attaccare la detenzione come strumento rieducativo, passado come un rullo compressore sulle famiglie delle vittime. «Capisco, mi pare, il desiderio dei famigliari delle vittime di vedere chiuso in carcere il responsabile provato – o colui che credono il responsabile provato – del loro lutto. Io però ho da tantissimo tempo, e molto prima che mi riguardasse così da vicino, un’obiezione di coscienza radicale alla galera, salvo quando la reclusione sia il solo modo per impedire a qualcuno di fare ancora del male…».  «Perché la galera, – scrive Sofri- chi la conosca da carcerato o da carceriere, e resti umano, nobilita il prigioniero e contagia di ignobiltà chi la augura», ha affermato Sofri sul Foglio.

«Il carcere è disumano e cattivo: una vendetta»

E qui arriva una vera e propria bocciatura per il sistema penitenziario: “Il carcere è il luogo più disadatto al vero pentimento. Il carcere è così disumano e cattivo e assurdo da attenuare fino a cancellare la stessa differenza fra innocenza e colpevolezza, da insinuare nel detenuto una sensazione di umiliazione e di offesa che prevale sulla ragione che ce l’ha portato. In carcere si può ‘pentirsi’ solo maledicendo l’accidente che vi ci ha portati: una lezione a delinquere meglio, la volta che ne sarete usciti. Chi attraversi una conversione vera dei propri desideri e della propria vita lo fa non grazie alla galera, ma nonostante la galera. La quale, che lo si voglia oppure si pensi e si proclami di non volerlo, è una vendetta». I familiari delle vittime di Battisti che hanno perso un fratello, un papà o un figlio, ringraziano sentitamente….

Commenti

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  • Domenico Cambareri 17 gennaio 2019

    SSStrano che Sofri non abbia mai pensato di suicidarsi per purificarsi di tutte le istitgaziono alla violenza le nefandezze rivoluzionarie perpetrate.Si è mai chiesto quante persone dovettero subire fisicamente e soggiacere psicologicamente alla brutalità e alle minacce delle sue bande? Si ritiene ancora oggi un rivoluzionario dispensatore di uguaglianza, di giustizia, di legalità proletaria o un incallito e cinico capo di esaltati e vigliacchi manigoldi che non ha sradicato le sue forse innate e perverse inclinazioni? Queste sue pedagogiche osservazioni scaturiscono dalle simpatetiche perversioni ,”ideologiche” con quest,altro esponente dell,élite dei criminali difensori e amanti dei proletari e dei deboli? Quando si guarda allo specchio, si sputa sempre in faccia gridando: “Che faccia di magnaccio, di puttanone borghese che sono? I batteri killer come letali parassiti mi fanno un baffo. Per caso è stato lontano compagno di in altro amante della rivoluzione dei parassiti borghesi comunisti, un tal Francesco di Pachino? Quali è quanto posti occupano i suoi Rinaldo compari d,allora nelle attività lavorative pubbliche e private e in quelle politico – rappresentative e sindacali? Sa perché mai nessuno di costoro non ha ancora proposto l,attribuzione onorifica alla sua “persona” di Rettor
    Magnifico e di Ministro di Grazia e Giustizia e di Ministro della cultura? Non trova strano è ancora strano questo comportamento rivoluzionario poco solidale nei confronti di si tanto leader prodigio?

  • Giuseppe Spotti 16 gennaio 2019

    Cè gente che ti spara se scopre che non la pensi come loro.
    E noi vigliacchi ci rifugiamo nel nostro interstizio, nel buio e nel silenzio.
    Pieni di vergogna della nostra libertà regalata.

  • Dino 15 gennaio 2019

    Concordo, il carcere non riabilitera’ mai gente come Battista, Sofri etc. inoltre costa tantissimo agli Italiani onesti, se sarei io a decidere li condanerei a morte e aggiungo che questa sarebbe piu’ umana delle loro esecuzioni

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