Salvini ai sindaci “talebani”: «Andatevene, ne risponderete davanti alla legge e alla storia»

venerdì 4 gennaio 10:32 - di Augusta Cesari

Chi non rispetterà il decreto sicurezza dovrà dimettersi. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini sceglie il pugno duro nei confronti dei “sindaci ribelli” al dl Sicurezza diventata legge dello Stato, tche si sono accodati ai “tribuni” De Magistris e Orlando. Con la provocazione di quest’ultimo di sospendere l’applicazione del decreto Sicurezza nella parte che riguardante  i migranti era seguita la ribellione di altri primi cittadini come il sindaco di Napoli Luigi de Magistris e il sindaco di Firenze Dario Nardella, che aveva scatenato subito la dura reazione del titolare del Viminale.

«Ne risponderanno davanti alla legge»

«I sindaci ne risponderanno personalmente, penalmente e civilmente, perché è una legge dello Stato che mette ordine e regole», aveva tuonato Salvini, definendo «gravissimo» il comportamento assunto dai sindaci contrari al dl sicurezza. Il vicepremier è tornato sulla questione rincarando la dose, non solo ribadendo che chi non rispetta il decreto «ne risponderà davanti alla legge e alla storia» ma chiedendo anche le dimissioni dei «ribelli». «Troppo facile applaudire Mattarella e due giorni dopo sbattersene. Se c’è legge approvata dal Parlamento e firmata dal presidente della Repubblica si rispetta», ha sottolineato il vicepremier, rivolgendosi a quanti promettono disobbedienza al decreto. E «se c’è qualche sindaco che non è d’accordo si dimetta – ha tuonato Salvini – Dimettiti Orlando, e anche tu de Magistris. Dimettetevi, siamo in democrazia e governano gli italiani, fatevene una ragione, non governano professoroni, giornalisti o cantanti».

Mentre la questione è finita sul tavolo del governo e fonti di Palazzo Chigi hanno fatto sapere che il governo è pronto a confrontrsi con l’Anci in materia attorno a un tavolo convocato il 10 gennaio, molto ampia levata di scudi di trenta sindaci che, al contrario dei ‘ribelli’, si sono schierati al fianco di Salvini. Il nodo del decreto sicurezza dunque resta ancora tutto da sciogliere.

Salvini, dunque, come annunciato, non arretra di un millimetro e srebbe pronto a mettere in essere ispezioni straordinarie per verificare che venga rispettato il divieto di iscrizione all’anagrafe dei richiedenti asilo, come scrive il Corriere della Sera. Nella circolare ai prefetti diramata il 18 dicembre scorso, dopo l’approvazione definitiva del decreto, il capo di gabinetto del Viminale specificava che «ai richiedenti asilo — che, peraltro, non saranno più iscritti nell’anagrafe dei residenti — vengono dedicate le strutture di prima accoglienza (Cara e Cas), all’interno delle quali permangono, come nel passato, fino alla definizione del loro status». Non venivano impartite altre disposizioni perché, viene spiegato ora, «le ispezioni prefettizie effettuate periodicamente servono proprio a verificare la tenuta dei registri per lo stato civile e dunque in caso di violazione scatta un controllo straordinario e l’eventuale denuncia alla magistratura». Ed è proprio questa la strada che Salvini sarebbe intenzionato a percorrere percorsa nei prossimi giorni.

Commenti

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  • Andrea 4 gennaio 2019

    Matteo Salvini grazie di esistere !! peccato che ne abbiamo uno solo. Ma da solo contro tutti è comunque riuscito a smuovere il macigno dell’ipocrisia mirata a soldi e potere di uno stato intero ! …. e parliamo dell italia poi. Figuriamoci se ne avessimo avuti due o tre di Salvini, cosa sarebbe successo ….

  • Giuseppe Tolu 4 gennaio 2019

    Vai Salvini, fai capire loro che oltre alla fine della pacchia questi signori devono saper fare il loro mestiere, altrimenti subito a casa. Si devono adeguare alle leggi dello stato, e non a quello che vogliono loro, come abituati erano a fare.

  • Daniela Tola 4 gennaio 2019

    I sindaci dissidenti,stanno facendo un groso regalo a Salvini per le prossime Europee!

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